Onorevoli autorità, amici combattenti, cittadini!
La memoria dei numerosi Caduti in guerra della nostra città esige, a mio avviso, che ci interroghiamo sempre
su come abbiamo raccolto l’eredità spirituale che caduti e combattenti ci hanno lasciato; rispetto a questo
interrogativo mai, finora, ci siamo ritrovati con animo così turbato come in questi giorni: siamo di fronte, nel
nostro Paese, a una caduta senza precedenti della democrazia e dell’etica pubblica.
Non è per me facile prendere la parola e dare voce al sentimento di chi, nella propria coscienza, intende
coniugare patriottismo e impegno civile; preferirei tacere, ma un impulso irresistibile mi chiede di vigilare e di
non perdere la speranza.
E’ giusto riconoscere che la nostra carenza del senso delle istituzioni pubbliche e della loro etica viene da
lontano, affonda le sue radici nella storia di un’Italia frammentata e divisa: in questi ultimi 150 anni, dalla sua
unità, l’Italia si è sempre ritrovata con la “questione democratica” aperta e irrisolta, anche se solo con il
fascismo l’involuzione giunse alla morte della democrazia.
L’avvento della costituzione repubblicana, nel dopoguerra, ha invece fatto rinascere un’Italia democratica che,
per quanto segnata dal noto limite politico di una “democrazia bloccata”, è stata comunque democrazia a
sovranità popolare.

Tutti, comunque, riconosciamo che a indebolire la tenuta democratica del Paese possono, ad esempio,
contribuire una serie di comportamenti negativi: accenno alla devastazione del costume sociale e dell’etica
pubblica attraverso corruzioni, dissoluzioni, legittimazione dell’illecito, spettacolari esibizioni della
trasgressione quale liberatoria opportunità per tutti di dare stura ai più diversi interessi.
Di questo degrado, che indebolisce la democrazia, dobbiamo sentici tutti corresponsabili, nessuno è esente da
colpe.
Al di là delle diverse e opinabili diagnosi, c’è il fatto che oggi, molti, forse i più, non si accorgono del
processo, comunque in atto, di morte lenta e indolore della democrazia, del processo che potremmo definire
di progressiva eutanasia della nostra Repubblica.
Il massiccio astensionismo di questi giorni è lo specchio della sfiducia della gente.
Il senso della realtà deve però condurci a prendere atto che non serve restare ancorati ad atteggiamenti
nostalgici e recriminatori, ignorando i cambiamenti irreversibili avvenuti negli ultimi decenni.
Servono invece proposte positivamente innovative e democraticamente qualificate, capaci di rispondere a reali
problemi, alle giuste attese della gente e, negli attuali tempi di crisi, ai sempre più gravi e urgenti bisogni del
nostro Paese.
Perchè finisca la deriva dell’antipolitica e della sua abile strumentalizzazione, è necessaria una politica nuova e
intelligente.
Urge perciò progettualità politica, capacità di dire parole e realizzare fatti che sappiano coniugare novità e
rettitudine, etica e cultura, unità nazionale e pluralismi, nel costruire libertà e democrazia, giustizia e pace; solo
così, nella vita civile, può rinascere la speranza.
Pertanto, affinchè questa speranza resti accesa, vorrei che idealmente qui, davanti alle lapidi con i nomi di
coloro che sigillarono con il sangue il loro tributo di fedeltà e di amore alla loro terra, alla loro Patria, si
levasse un appello a tutti gli uomini e alle donne di buona volontà.
Vorrei che l’appello si rivolgesse in particolare a coloro che, nell’una e nell’altra parte dei diversi e opposti
schieramenti politici, di maggioranza e opposizione, richiamando ai principi della libertà e della democrazia e
non abbiano del tutto perso il senso delle istituzioni e dell’etica pubblica.
A voi diciamo che dinanzi alla storia avete la responsabilità di fermare l’eutanasia della Repubblica
democratica.
L’appello è invito a dialogare al di là della dialettica e conflittualità politica, a unirvi nel difendere e rilanciare la
democrazia nei suoi fondamenti costituzionali.
Non è tempo di contrapposizioni propagandistiche, né di beghe di basso profilo.
L’attuale emergenza e la memoria di chi ha combattuto fino all’estremo sacrificio per l’unità e il progresso
dell’Italia, vi chiedono di cercare politicamente insieme come uscire, prima che sia troppo tardi, dal rischio di
una possibile deriva delle istituzioni repubblicane. Ci sta a cuore la salute costituzionale della Repubblica, il
bene supremo di un’Italia unitaria e pluralista, che insieme vogliamo libera e democratica.
Grazie.

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