Apertura della Festa Democratica di Este

Siamo qui per inaugurare la seconda Festa Democratica di Este.
Vorrei cogliere l’occasione (avendo davanti: militanti, cittadini e qui a fianco il capogruppo regionale) per fare alcune riflessioni sui costi della politica e sullo scarso consenso che i partiti hanno presso i cittadini.
Due temi centrali per la democrazia.
Noi a Este siamo uno dei 7.000 circoli del PD presenti in Italia.
Come la gran parte dei circoli, ci auto-finanziamo attraverso il tesseramento, le sottoscrizioni individuali e i proventi che recuperiamo con iniziative come la Festa che inauguriamo questa sera.
Non abbiamo finanziatori occulti o sponsor interessati “che a nostra insaputa” ci pagano i manifesti o la sede o le vacanze in località alla moda.
Ogni nostro iscritto o militante, spende il proprio tempo gratuitamente e spesso, anzi sempre, ci mette anche i soldi per coprire le spese che si devono affrontare.
Ciò che ci sostiene è la passione per un progetto di società migliore di quella in cui viviamo.
Purtroppo, negli ultimi 20 anni abbiamo visto un deterioramento sociale sempre maggiore, addirittura con un’accelerazione negli ultimi 10 anni,  fino ad arrivare alla crisi economica in cui siamo immersi da 2 anni.
In tutto questo lungo periodo il Csx sembra sia stato colto da afasia.
Mentre i dirigenti nazionali “balbettavano” soluzioni di breve periodo e non riuscivano ad elaborare progetti in grado di attrarre la maggioranza del paese,  i militanti di base continuavano il loro pervicace lavoro fatto di volantinaggi, di riunioni sui temi più svariati, di impegno nelle pubbliche amministrazioni (spesso nel ruolo di minoranza – qui nel veneto).
Io credo che sia grazie a loro se il PD, oggi, ha ancora una struttura radicata in tutto il territorio nazionale.

E’ per questo che quando si parla di milioni dati alla politica e di milioni sottratti alla politica, il nostro impulso, di militanti di base, è come quello di un qualsiasi cittadino: ci indigniamo e ci arrabbiamo fortemente!

E non lesiniamo critiche a nessuno!
Quindi bene che il PD abbia il Bilancio certificato, è un passaggio di trasparenza ed una speranza: di non avere sorprese negative per il futuro.
E’ l’unico partito in Italia ad averlo e a farsi certificare dalla stessa società che certifica il bilancio della Banca d’Italia.
Ma non basta, deve diventare una regola per tutti i partiti, perché non ne possiamo più di sentirci dire che siamo tutti uguali!
Bene la proposta avanzata dal PD sul dimezzamento dei contributi ai partiti. Ma è arrivata molto in ritardo. Poteva essere il nostro cavallo di battaglia già 5 anni fa, quando il tema della casta era sulle prime pagine di tutti i giornali.
Ritengo la “forma partito” l’unico strumento per dare attuazione alla democrazia rappresentativa e quindi che sia necessario trovare delle possibili soluzioni per il loro finanziamento.
Ma devono essere scritte nuove regole, chiare, che impediscano abusi di ogni sorta.
Quando siamo nati, come PD, avevamo anticipato alcune domande di novità che in quel momento eravamo stati in grado di cogliere:
a)    La scommessa su un partito “leggero”, e quindi meno costoso, che puntava sui nuovi diritti di cittadinanza (con le primarie come simbolo) e sulla militanza civica;
b)    la vocazione maggioritaria, cioè il superamento delle alleanze di vertice puntando su una offerta politica che si rivolga ad un elettorato molto mobile;
c)     l’idea di un new deal, di un nuovo patto tra i cittadini da cui ripartire per tornare ad avere un’Italia normale, dove si pagano le tasse, si rispettano le leggi e l’amministrazione pubblica non è solo burocrazia ma erogazione di servizi.
Nella confusione generale, creata dall’alleanza di Cdx, dove il sovrapporsi delle norme con gli interessi personali o di parte era diventata regola, anche noi abbiamo perso la rotta, facendoci trascinare in gravi errori.
E’ il momento di ripartire con un reiterato entusiasmo puntando sulla trasparenza delle scelte e sul rinnovamento dei gruppi dirigenti.
Basta eccezioni, chi ha svolto 3 mandati, rivolga la propria passione politica verso ambiti diversi.
Solo con l’innesto di nuove persone e con un programma più vicino ai cittadini, che limiti le speculazioni finanziarie ( e le speculazioni in generale) potremmo ritrovare il consenso appannato negli anni.

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