DALLA LEGGE ROMANATO ALLA CONVENZIONE MATTEAZZI

Una resa così totale e incondizionata era difficilmente immaginabile anche da parte di chi sulla sensibilità ambientale di questi amministratori del Parco nutriva già seri dubbi. Una resa che alimenta ulteriormente questa sfiducia, ma che purtroppo trascina con sé anche la istituzione che essi rappresentano. E il Parco non aveva certo bisogno di un simile servizio.
Non c’è da girarci tanto intorno. Tutti hanno sentito in più occasioni ufficiali il direttore dell’Italcementi affermare che 8/10 anni sarebbero sufficienti all’azienda per ammortizzare l’investimento. Perchè allora concedergliene addirittura 30? Neanche i sindacati erano arrivati a proporne tanti. E il Parco è stato istituito per promuovere le “attività economiche compatibili con l’esigenza primaria della tutela dell’ambiente naturale e storico”!
Ma l’operazione sconcerta su tutto il fronte, non solo quello dei tempi. Non c’è stato all’interno del Parco un solo minuto di dibattito e di confronto per analizzare la situazione, spiegare le decisioni, valutare le conseguenze. Non si trova di conseguenza altra spiegazione plausibile per il comportamento tenuto che l’ossequio ai potenti. E quanto lo siano i cementieri, l’Italcementi in particolare, bisogna essere marziani per non riconoscerlo.
La convenzione elenca tutta una serie di impegni dell’azienda. Ma quali sono le garanzie previste per il mantenimento di questi impegni (penalità, fideiussioni…)? Presto detto: zero! Alla fine dei 30 anni, nel 2045, è persino previsto un premio: un credito edilizio! Sembra quasi uno scherzo!
E’ stato escluso solo un aspetto: l’impegno da parte del Parco a mantenere comunque alti i consumi di cemento per evitare che il mercato di tale materiale non possa magari scendere. Ma forse è solo che non hanno  avuto il coraggio di scriverlo esplicitamente, perchè anche in questa direzione c’è in realtà da aspettarsi qualche brutta sorpresa. Magari con le manovre in corso per la variante al Piano Ambientale.
Possono del resto, dopo aver firmato una simile convenzione, lavorare seriamente per una “decementizzazione” del nostro territorio?
E per le altre 2 cementerie che futuro prospettano? La crisi o un trattamento pari a quello riservato all’Italcementi? Un premio a chi trova una sola riflessione su questo tema.
Per tanta accondiscendenza alla multinazionale il Parco ha ottenuto l’assicurazione di una “ricompensa” di 1 milione di euro. Che potrebbe peraltro avvenire anche in sacchi di cemento, visto che la somma potrebbe essere corrisposta in “sponsorizzazioni”.
Questa convenzione sarà in definitiva il contributo che il Parco porterà l’anno prossimo alla ricorrenza del quarantennale della legge del 1971 che ha fermato le cave nei Colli. Tra l’altro, significativa coincidenza, cesserà definitivamente proprio l’anno prossimo la cava Piombà, l’ultima di quelle ancora aperte nei Colli (a parte le poche di trachite da taglio).
Noi ricorderemo con gratitudine la legge Romanato che ha chiuso le cave, il Parco festeggierà la “convenzione Matteazzi” che apre una nuova era ai cementifici.
                                          I consiglieri
Antonella Buson, Gianni Sandon, Giancarlo Piva, Duilio Bolognini, Federica Grava

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