DOCUMENTO REVAMPING

Ecco il documento sul Parco e il Revamping approvato con voto favorevole dai circoli del Monselicense, dell’Estense e dei Colli Euganei:


– Il Parco dei Colli Euganei è un valore sul quale fondare uno sviluppo compatibile e coerente con le sua istituzione e le sue finalità. Il rispetto della legalità passa anche attraverso comportamenti e scelte coerenti con la Legge Regionale istitutiva del Parco Colli e con quanto disposto dalle norme del Piano Ambientale (Legge anche questa  della Regione Veneto).
Il progetto Revamping dell’Italcementi confligge con l’art. 19 del Piano Ambientale del Parco Colli e la Commissione Tecnica del Parco lo ha bocciato in quanto lo stabilimento insiste nel perimetro del Parco.

Nel merito, la conclusione sopra riportata appare fondata su una lettura delle norme.
Infatti al comma 1 dell’art. 19 delle NTA le cementerie sono elencate tra gli impianti che sono da considerare “incompatibili con le finalità del Parco”.
Tutta l’impostazione delle norme riferite alle cementerie è conseguente a questa prescrizione di partenza, per cui convenzioni e accordi di programma di cui al comma 3 dello stesso art. 19 o i progetti di intervento unitario di cui al c. 15 dell’art. 36, sono chiaramente indirizzati a cercare di attivare delle modalità in grado di portare, con possibili diversi percorsi, all’obiettivo della “dismissione”, o della “riconversione”, o della “rilocalizzazione”.
Questa impostazione è peraltro esplicitamente dichiarata in almeno due passaggi, al par. 3.2.3. e al par. 4.2., della Relazione del Piano Ambientale.

Va messo inoltre in particolare evidenza che la scelta fatta per le cementerie è  coerente con l’impostazione di fondo del Piano Ambientale e non solo con riferimento alla decisione, già di per se stessa fortemente indicativa, di confermare l’obiettivo della totale chiusura delle cave, anche di quelle che alimentano i cementifici (obiettivo ormai praticamente raggiunto), ma anche, se non soprattutto, con riferimento alla scelta qualificante che sta alla base di tutto il Piano e che viene evidenziata proprio come primo punto all’inizio della Relazione illustrativa del Piano stesso. Cioè l’obiettivo di “spostare l’attenzione dal ‘cuore’ del Parco alla sua periferia”, vale a dire dall’area centrale proprio all’area pedecollinare dove da una parte “si manifestano i principali problemi, i conflitti e le incompatibilità che occorre affrontare per assicurare effettivamente la salvaguardia del Parco”, ma dove d’altra parte “si profilano anche le maggiori opportunità per promuoverne la valorizzazione e la corretta utilizzazione”. E non è certo un caso quindi che alla prospettiva di allontanare i cementifici vengano concretamente contrapposti in quest’area pedecollinare i più qualificanti progetti di valorizzazione (vedi le “porte” e gli “atri” del Parco e tutti gli altri progetti elencati agli articoli 34, 35 e 36 delle NTA).

– Riteniamo che sia prerogativa di ogni forza politica lungimirante prefigurare uno sviluppo che salvaguardi la salute e che sia basato sulla valorizzazione delle enormi ricchezze storiche, monumentali, ambientali e paesaggistiche che i nostri territori posseggono e che finora è stata fortemente penalizzata e compressa dalle esigenze di una economia che si è basata soprattutto sulla distruzione dei colli Euganei, in passato, e al presente su un inquinamento pesantissimo dato dalla presenza nel raggio di pochi chilometri di ben tre cementifici e da un traffico veicolare pesante che non ha eguali nella nostra Provincia.
Il Revamping ha per noi il valore di una forte ipoteca sul tipo di  sviluppo futuro per l’area in cui viviamo e sulla salute dei cittadini.
Infatti la riduzione dell’inquinamento annunciata comporterà comunque per innumerevoli anni il perdurare, anche se a livelli ridotti, di un inquinamento altissimo che noi continueremo a respirare.
In questo quadro si inserisce la proposta del PD Monselicense che ha avuto il merito di cimentarsi nel difficile fronte dei scenari possibili al fine di suscitare dibattito e proposte alternative alle decisioni dell’Italcementi Spa.

– Richiediamo ancora una volta alla Provincia e alla Regione, che hanno avuto ed hanno la responsabilità della programmazione della nostra area, di istituire urgentemente con Parco Colli, Comuni interessati, OO.SS., Associazioni di categoria  un tavolo di lavoro, per verificare e/o costruire proposte alternative condivise, per avviare una lungimirante politica occupazionale per la bassa padovana, con l’obiettivo anche di verificare l’opportunità condivisa di addivenire ad un accordo di programmaper la riconversione urbanistica-ambientale-turistica dell’area.

-Siamo ben consapevoli che la ricerca di uno sviluppo eco-sostenibile coerente con la vocazione del nostro territorio non può prescindere dalla tutela dell’occupazione attualmente in essere. I posti di lavoro  devono essere salvaguardati. Pertanto Regione, Provincia , Parco Colli e Comuni interessati devono attivarsi per promuovere la ricerca di alternative occupazionali, favorendo la realizzazione di progetti nella nostra area, sui quali non mancherà l’impegno e la collaborazione del Partito Democratico. In questo senso invitiamo i nostri consiglieri regionali e rappresentanti in Parlamento a predisporre proposte di legge concertate con il territorio per promuovere l’occupazione nella nostra area e per la riconversione delle aree produttive interessate.

– La difesa del posto di lavoro non può in ogni caso prescindere dalla tutela della salute dei residenti nei territori interessati.
La salute deve essere garantita senza riserve e con coraggio! Ai cittadini dei Colli e della Bassa Padovana deve garantito il diritto alla salute indipendentemente dalla prosecuzione o meno dell’attività di produzione dei cementifici, adottando da subito i minori limiti previsti per gli inceneritori.

l’art.19, comma 1, lettera “c” delle NTA del Piano Ambientale del Parco Colli Euganei definisce incompatibili con il Parco “gli impianti produttivi ad alto impatto ambientale, quali le cementerie”.
l’articolo n. 19, comma 3, del Piano Ambientale recita testualmente “Per quanto concerne le cementerie esistenti […] l’Ente potrà sollecitare la conclusione di accordi di programma con la Regione, con il Ministero dell’Ambiente, i comuni e altri soggetti pubblici competenti, ai sensi dell’articolo 26 della legge 6 dicembre 1991, n. 394 e dell’articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142, (ora D.L. 18 Agosto 2000 n. 267) per il coordinamento delle azioni di contenimento dell’impatto ambientale e paesistico e per concertare, con le aziende stesse, strategie di adeguamento, ed eventuale riconversione e/o rilocalizzazione delle attività e degli impianti. In ogni caso gli interventi eccedenti la manutenzione e l’adeguamento degli impianti e delle strutture e le ristrutturazioni interne, sono subordinati alla stipula di apposite convenzioni, con la partecipazione dell’Ente Parco e dei Comuni interessati, che definiscano in particolare:
-a) le modalità e i tempi di prosecuzione dell’attività, con particolare riguardo per il traffico indotto
-b) le modalità e i tempi delle eventuali dismissioni, nonché delle condizioni di riuso dei sedimi e dei fabbricati, da verificare nell’ambito degli strumenti urbanistici locali, secondo le indicazioni del P.A.
-c) i programmi di investimento, di riassorbimento occupazionale e di eventuale rilocalizzazione in aree esterne”.

Un pensiero su “DOCUMENTO REVAMPING

  1. Sul tema del revamping io non riesco proprio a capire le posizioni di chi non vuole assolutamente mettersi intorno ad un tavolo e cercare di trovare una soluzione che possa mediare le diverse posizioni.Questo è sempre successo quando le persone avevano cervello e cuore liberi e aperti all'ascolto delle ragioni altrui.Le riconversioni di strutture produttive sono sempre esistite e dove le menti erano illuminate hanno portato sicuramente benessere e soddisfazione di tutte le parti in causa.
    Ricordiamoci dove abitiamo ,teniamo presente quale futuro vogliamo dare ai nostri figli e nipoti;in passato questo non è successo ed ora stiamo pagando per questa ottusità mentale:non facciamo lo stesso errore!!!
    Arquà Petrarca è stata proposta dall'UNESCO come bene dell'umanità,ma non potrà certo diventarlo se al suo orizzonte si staglierà la torre del cementificio!Quali ripercussioni avrà sull'occupazione a livello agricolo,turistico,commerciale del territorio,quanti posti di lavoro esistenti e potenziali andrebbero persi?Perchè da parte di tanti amministratori non esiste questa lungimiranza,questa proiezione verso un futuro che già oggi dobbiamo cominciare a costruire perchè sicuramente fra 30 anni sarà troppo tardi!

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