Dopo la VAS, in attesa dell’approvazione provinciale.

La settimana scorsa la VAS (Valutazione Ambientale Strategica), che è parte integrante del PAT, è stata esaminata in commissione. Finalmente!
Era stata inviata nell’agosto del 2010. Ben due anni di attesa!
Ora la procedura torna in Provincia, in quanto spetta a questo ente l’approvazione del PAT.
Uno dei problemi che ha accompagnato l’urbanistica negli ultimi quaranta anni, è stata la lungaggine della burocrazia.
Si pensava/sperava  che la scelta del Piano Regolatore Comunale duale avrebbe ridotto i tempi delle procedure, ma l’esperienza diretta e indiretta (il problema è comune anche a tutti i PAT) sta in parte smentendo le attese.
A cosa serve l’Urbanistica?
Potremmo definire l’Urbanistica come l’arte, la scienza, la tecnica di pianificare lo sviluppo fisico delle comunità urbane, con l’obiettivo generale di assicurare condizioni di vita e di lavoro salubri e sicure, fornendo adeguate ed efficienti forme di trasporto e promuovendo il benessere pubblico.

Obiettivi importanti che vanno condivisi (perciò la partecipazione svolge un ruolo fondamentale) con la comunità dedicandovi tutto il tempo necessario, ma una volta effettuate le scelte (coerenti con la pianificazione sovra ordinata) la burocrazia dovrebbe in tempi ragionevoli (6 mesi?) espletare l’iter.
Se si pensa che il mandato di una Sindaco è di 5 anni, non è accettabile che l’iter di un piano duri oltre 24 mesi.
Se a questo si aggiunge una riflessione su come sia cambiata la situazione economica negli ultimi due anni, a causa della crisi, risultano maggiormente incomprensibili e incompatibili le lungaggini burocratiche.
Nell’attesa e nella speranza che, a fine estate, la procedura si completi con l’approvazione della Provincia qualche valutazione generale sulla città, prima di partire con il Piano degli Interventi, conviene metterla a punto.
L’espansione del mercato immobiliare, a cui abbiamo assistito negli anni 1996 – 2006, è stata una panacea per gli operatori, ma per le parti pubbliche delle città come è andata?
Se da un lato lo sviluppo ha prodotto rilevanti margini di profitto e abbondanti rendite fondiarie e immobiliari, dall’altro si è perduta un’ occasione irripetibile per chiamare il privato ad una contribuzione più rilevante nella costruzione della città, attraverso la fiscalità urbanistica e immobiliare.
Questa considerazione di carattere generale ha valore sia per le città italiane in genere, che per Este.
Oggi il settore si trova in una condizione precaria, ma i problemi sono ancora tutti in attesa di essere risolti.
Possiamo elencarne alcuni:

la salvaguardia del paesaggio, la difesa del suolo e la criticità idraulica;

il contenimento del consumo di territorio;

la marginalità del trasporto pubblico;

l’inadeguatezza energetica del patrimonio edilizio, pubblico e privato;

l’assenza di una politica economica per l’edilizia residenziale pubblica.

Il tema della rigenerazione urbana è quanto mai attuale, ma con un vasto parco immobiliare di invenduto e le attività di nuova costruzione quasi al lumicino, come e con che risorse possiamo intervenire?
Forse occorre rilanciare il messaggio lanciato dall’INU nel 1995 e successivamente caduto in larga misura nell’oblio: finanziare lo sviluppo e la qualificazione della città pubblica attraverso una più equa ripartizione fra pubblico e privato dei plusvalori emergenti dalla trasformazione della città privata.
Questa è una delle sfide che dovremmo affrontare nella formazione del Piano degli Interventi.
Este, 22/05/2012                              Natalino Boris Furlan

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