ECCO GLI EFFETTI DELLA “IMPOSTA CAPITARIA”

Quando il governo di centrosinistra prese in esame l’idea – del resto mai realizzata – di adeguare la tassazione sulle rendite finanziarie al livello europeo elevando l’aliquota dal 12,50% attuale al 20%, gli uomini della destra, da Berlusconi a Tremonti, scatenarono una  furibonda campagna di allarmi e anatemi sostenendo che la sinistra voleva introdurre una “tassa sulle vecchiette” perché quel 20% avrebbe colpito in maniera devastante – dicevano – i piccoli e piccolissimi risparmiatori ivi compresi anziani pensionati che dal rendimento di quei risparmi traevano il necessario per sopravvivere.
Oggi si direbbe che le “vecchiette” e i pensionati non meritano più la tutela e la protezione di chi, dall’opposizione di allora, si è trasferito al governo. L’incremento dell’imposta di bollo sui titoli introdotto con la manovra correttiva del ministro Tremonti, infatti, colpisce i piccoli e piccolissimi risparmiatori ben più di quanto avrebbe fatto l’aumento dell’aliquota sulle rendite. Rispetto a quell’intervento, infatti, solo chi possiede titoli per valori molto elevati può registrare un vantaggio.
Ed ecco i dati. Prendiamo i Bot a un anno, con rendimento 1,8%. Nella situazione attuale – indicata nella tabella sotto il titolo “Incidenza 1” – il prelievo grava sugli interessi nella  misura del 12,50% a cui va aggiunto l’importo fisso del fissato bollato pari a 34,20 euro.

L’ipotesi che Tremonti e Berlusconi definirono di aggressione ai risparmi delle vecchiette – indicata in tabella sotto il titolo “incidenza 2” – prevedeva un prelievo sugli interessi pari al 20%, a cui aggiungere naturalmente i 34,20 euro del fissato bollato. L’intervento del  governo per il 2012 – in tabella sotto il titolo “incidenza 3” – prevede il mantenimento del prelievo sugli interessi al 12,50%, ma porta il fissato bollato a 120 euro. Dal 2013, l’intervento di Tremonti conserva ancora l’aliquota al 12,50, ma porta il fissato bollato a 150 euro sui depositi fino a 50.000 euro e a 380 euro per depositi superiori.


Bene, come è evidente dai conti che seguono, i rendimenti di chi dispone di risparmi modesti risultano marginalmente ridotti con l’aliquota al 20%, ma drasticamente tagliati con l’aumento del fissato bollato previsto l’anno prossimo, fino ad essere pressoché azzerati (è il caso di chi possiede titoli per soli 10.000 euro), con l’aumento previsto nel 2013

La dinamica è evidente. Per fare un esempio: il rendimento di un risparmio di 30.000  euro, pari, al tasso dell’1,80%, a 540 euro l’anno, oggi è gravato da un prelievo pari a  101,70 euro, cioè il 18,8%. L’ipotesi di un aumento dell’aliquota dal 12,50 al 20% avrebbe  comportato un prelievo di 142,20 euro, pari al 26,3%. La modifica di Tremonti comporterà,  nel 2012, un prelievo di 187,50 euro, cioè il 34,7%, e, nel 2013, di 217,50 euro, cioè il 40,3%.
Ma la tabella mostra anche un’altra cosa importante. L’incidenza del prelievo sugli interessi è già adesso  percentualmente molto più pesante per chi dispone di un capitale modesto rispetto a chi ha un capitale più rilevante. Questa differenza, però, si attenua molto nell’ipotesi dell’incremento dell’aliquota al 20%, mentre si accentua in modo fortissimo con l’incremento del fissato bollato di Tremonti. Ciò mostra in modo evidente
quanto sia iniquo e portatore di diseguaglianze – come se già le diseguaglianze non fossero insopportabili – lo spostamento del prelievo dal criterio proporzionale a quello fisso, secondo lo slogan caro al ministro “dalle persone alle cose”: ecco, siccome poi a pagare sono sempre le persone, è facile vedere come quella formula si traduca nell’ennesima sperequazione a danno di chi ha di meno e a vantaggio di chi ha di più.
Va ancora considerato che la riforma Tremonti, già entrata in vigore dal primo luglio, sembra essere la principale responsabile dell’attacco ai titoli italiani in corso mentre scriviamo, dal momento che si teme che la nuova imposta determini una fuga degli investitori dal mercato italiano. Sembra quindi urgente intervenire per correggere la norma esentando i piccoli risparmi e prevedendo un prelievo proporzionale per gli altri.


tratto dal  Nens centro studi

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