I numeri del fallimento di B

Ecco come anche in ambienti non contigui al centro sinistra si prende coscienza del fallimento di B.
Tratto da noisefromamerika :




I tre luoghi comuni si riassumono nella credenza che i governi Berlusconi:

a) abbiano tenuto “in sicurezza” i conti pubblici.

b) siano stati un argine contro la dilagante spesa pubblica.

c) siano stati un argine contro l’oppressione fiscale.


I conti in sicurezza. 
L’avanzo primario è un importante indicatore utilizzato per giudicare la solidità delle politiche di bilancio di Paesi che, come l’Italia, hanno un alto debito pubblico. L’avanzo primario è dato dalla differenza fra entrate e la spesa primaria del governo, dove per spesa primaria si intendono tutte le spese tranne quelle per gli interessi pagati sullo stock di debito pubblico. Chiaramente, se dall’avanzo primario sottraiamo la spesa per interessi otteniamo il deficit dello Stato. Per Paesi ad alto debito pubblico e con limitate capacità di crescita, la presenza di un solido avanzo primario è condizione cruciale per una sana sana e prudente gestione di bilancio. Infatti, l’avanzo primario permette di pagare interessi e quota capitale sul debito pubblico senza ricorrere a nuove emissione di debito. Inoltre, un solido avanzo primario mette il bilancio pubblico al riparo dalle oscillazioni dei tassi di interesse che, come vediamo in questi giorni, possono avere serie conseguenze. In conclusione, un ragionevole avanzo primario è quello che permette ad un Paese altamente indebitato di progredire con sicurezza sulla strada del risanamento.

La conclusione da trarre dalla figura è immediata: i governi Berlusconi si sono sempre adoperati per diminuito l’avanzo primario aumentato dai governi precedenti (nei periodi 1996 2000 e 2007-2008), minando così alla base il percorso di risanamento delle finanze pubbliche, e riducendo la tenuta del bilancio di fronte a improvvisi shock esterni. Nel periodo conclusosi col 2005, l’avanzo primario si era ridotto, in rapporto al Pil, di quasi il 6% (i prossimi punti spiegano come).


Ne paghiamo oggi le conseguenze. 

[Nota tecnica per i curiosi. La drastica riduzione dell’avanzo primario non si è tradotta in una altrettanto forte esplosione del deficit solo perché, in contemporanea ed esogeneamente all’opera dei governi Berlusconi, si è ridotta drasticamente la spesa per interessi sul debito pubblico. Una riduzione che, come purtroppo oggi verifichiamo, era di natura temporanea e legata alla riduzione dei premi al rischio sul debito italiano conseguente alle misure intraprese successivamente al ’93 e all’ingresso nell’euro. Quindi sì, il governo Berlusconi si è mangiato il frutto della riduzione della spesa per interessi. Back to square one, cioè al 1992.]

Un argine contro la dilagante spesa pubblica. 


Come detto precedentemente, la spesa per interessi sul debito è, almeno nel medio periodo, in larga misura fuori dal controllo diretto del governo. Ne discende che la spesa primaria (definita sopra) è la misura più appropriata se vogliamo valutare la serietà di un governo nel contenere la spesa pubblica.

Anche qui, la performance dei governi Berlusconi è pessima. Nel 2000, alla fine dei cinque anni di governo di centrosinistra, la spesa primaria in percentuale del PIL era a 39.9%, il valore più basso registrato dal 1990. Col cambio di maggioranza e l’avvento del nuovo governo Berlusconi, la spesa comincia a salire per arrivare nel 2006 (cioè con finanziaria votata a fine 2005) al tetto del 44.6%, il livello più alto mai raggiunto fino a quel momentoDal 2000 al 2006 la spesa quindi sale di quasi il 5% in rapporto al Pil, andando ad intaccare, per il medesimo ammontare, l’avanzo primario. Il tentativo nel 2007 da parte del nuovo governo di centrosinistra di ridurre nuovamente la spesa viene definitivamente interrotto dalla crisi finanziaria, che dal 2008 fa salire automaticamente la spesa in rapporto al PIL.


Un argine contro l’oppressione fiscale. 


La figura qui sotto riporta l’andamento della pressione fiscale – cioè del rapporto fra tasse e contributi sociali e PIL. I dati fino al 2009 sono di fonte OCSE, mentre i dati dal 2010 in poi provengono dalla Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza. La nota è stata pubblicata dal Ministero dell’Economia in data 22 Settembre 2011, e contiene dunque le previsioni aggiornate che tengono conto sia degli effetti delle varie manovre finanziarie estive, sia della revisione al ribasso della crescita del PIL.

Ci sono varie cose che saltano all’occhio. La prima è che la pressione fiscale non ha avuto grossi cambiamenti negli ultimi 17 anni, oscillando fra il 41% e il 43% del PIL. Tra queste piccole oscillazioni ce ne sono due di particolare interesse, cioè la discesa della pressione fiscale fra il 2000 e il 2005, ed il suo incremento dal 2006 in poi. In generale, sembra che i governi Berlusconi siano stati caratterizzati da una pressione fiscale leggermente più bassa. Per confermare questa impressione, la tabella seguente riporta la media della pressione fiscale durante i governi di centrosinistra e i governi Berlusconi. Dal calcolo ho escluso gli anni delle elezioni, cioè il 1994, 1996, 2001, 2006, 2008. Ciò è opportuno perché il risultato fiscale in questi anni è difficilmente attribuibile ad una singola maggioranza, principalmente in considerazione del fatto che le manovra finanziarie approvate in un anno e da un certo governo hanno effetto sull’anno successivo.
Pressione fiscale (1995-2011)
Pressione fiscale (1995-2014)
Governi centrosinistra
42,6%
42,6%
Governi Berlusconi
41,7%
42,3%


Prendendo come campione il periodo 1995-2011, i governi Berlusconi sono stati caratterizzati da una pressione fiscale dello 0,9% inferiore a quelli di centrosinistra. Qui è dove il ridicolo si tramuta in tragico. La parte ridicola è che lo 0,9% in meno è un nulla rispetto ai proclami di chi per anni si è costruito a parole una facciata di presunto paladino anti-tasse. Ma il tragico è che lo 0,9% in meno è, paradossalmente, troppo! Infatti sarebbe importante mettere in chiaro che abbassare, anche di poco,le tasse non è sempre e comunque un’attività da applaudire. Su questo sito si è spesso detto che la pressione fiscale andrebbe ridotta. Tutti d’accordo anche sul come ciò andrebbe fatto: riducendo la spesa primaria. Perciò abbassare la pressione fiscale dell’1,5%, come è stato fatto fra il 2002 e il 2005, mentre contemporaneamente si alzava del 2% l’incidenza sul PIL della spesa primaria è opera da folli. Anzi no, è un’opera studiata nel dettaglio e frutto del populismo più becero. Le conseguenze di queste scelte sono sotto gli occhi di tutti. La distruzione dell’avanzo primario da parte di Berlusconi e compagnia ha avuto le prevedibili conseguenze di 1) bloccare il processo di stabilizzazione del bilancio pubblico messo precedentemente in moto e quindi 2) rendere l’Italia vulnerabile ad improvvisi cambiamenti esogeni nei tassi di interesse, nell’appetito al rischio degli investitori, nella crescita globale. Questi shock esogeni sono esattamente il motivo per cui è importante “tenere in sicurezza” i conti di un Paese ad alto debito. Sono shock che capitano, come ogni macroeconomista sa. Non essendo stata accompagnata da riduzioni di spesa primaria, l’abbassamento della pressione fiscale è stata una pura illusione, una sostituzione intertemporale, in cui meno tasse oggi sono pagate con più tasse domani, cioè quando vengono al pettine i nodi della crisi fiscale messa in moto dall’eliminazione dell’avanzo primario di bilancio.
La prova di ciò sta nei dati e nei documenti governativi. 
Guardate per esempio il grafico con la pressione fiscale che indica come l‘ultima fase del governo Berlusconi ci abbia regalato la pressione fiscale più alta dell’intera storia repubblicana (il picco storico finora raggiunto è quello del 2009). Oppure guardate la pressione fiscale media calcola sul periodo 1995-2014: la media e’ praticamente la stessa fra i due gruppi di governo, con la differenza che Berlusconi ha abbassato le tasse in tempi tranquilli, aumentandole (o prevedendo di aumentarle) durante i periodi di crisi – follia allo stato pure.



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