Il documento di Fabrizio Barca

Fabrizio Barca, ministro uscente per la Coesione territoriale, ha diffuso un documento intitolato Un partito nuovo per un buon governo.
1. Che cos’è
Il documento si intitola Un partito nuovo per un buon governo. Memoria politica dopo 16 mesi di governo ed è lungo 55 pagine, divise in 7 capitoli.  Fin dal titolo, il documento dice di presentare idee che si sono sviluppate anche durante l’esperienza di Barca nel governo Monti, ma la riflessione di Barca parte evidentemente da più lontano.
2. Perché è importante
Barca è stato descritto più volte dalla stampa come aspirante alla segreteria del Partito Democratico, che farà un congresso quest’anno, e lui ha confermato domenica a Lucia Annunziata di ambire a entrare nel suo gruppo dirigente. Fabrizio Barca, 59 anni, è stato dirigente generale e consigliere del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e storico collaboratore di Carlo Azeglio Ciampi. È un esperto di temi sociali ed economici sul Mezzogiorno. Laureato in Economia a Roma, è stato dirigente del servizio studi della Banca d’Italia. 
3. L’idea centrale
L’idea principale del documento è chiarita già nelle prime righe:  “senza una ‘nuova forma partito’ non si governa l’Italia”. 

Oltre a cambiare il partito, diventa chiaro nel corso del testo, bisogna cambiare anche lo Stato e il suo funzionamento. In teoria lo scritto non si rivolge a nessun partito in particolare, ma Barca si dichiara interessato a “un partito di sinistra” ed è evidente che le osservazioni vanno applicate in primo luogo al Partito Democratico.
4. Come lo Stato
Bisogna cambiare il modo in cui, nella macchina dello Stato, vengono prese le decisioni. Barca dice che è sbagliata sia la soluzione del “minimalismo” (ovvero del liberismo) secondo cui “alcuni, pochi individui, gli esperti, i tecnocrati, dispongano della conoscenza per prendere le decisioni necessarie al pubblico interesse, indipendentemente dai contesti” sia un’altra soluzione oggi molto diffusa, “quello di pensare che la ‘folla’ possa esprimere quelle decisioni in modo spontaneo, attraverso la Rete”.
L’idea centrale per cambiare i processi decisionali è il cosiddetto “sperimentalismo democratico”, una sorta di terza via tra il governo dei tecnici e le decisioni prese attraverso la Rete.
Con le parole di Barca:
“La macchina pubblica per prendere decisioni deve costruire un processo, che, convincendo i molteplici detentori di conoscenza e esperienza a partecipare, promuova il confronto fra le loro parziali conoscenze, consenta innovazione, e lo traduca in decisioni assunte secondo le regole di responsabilità costituzionalmente previste”
Barca è convinto che “la conoscenza sul ‘che fare’ sia diffusa e da reinventare in ogni contesto”.
5. Come cambiare il partito

I partiti, dice Barca, non si possono eliminare. Per cambiare lo Stato è assolutamente necessario che i partiti funzionino bene e in modo diverso rispetto a oggi, scrive: il loro compito è gestire “un aperto e regolato conflitto sociale”, ovvero far nascere uno spazio di discussione il più ampio possibile e in cui possano emergere di volta in volta le energie e le soluzioni migliori. Il modo per farlo è un processo dai contorni non esattamente definiti che come detto si chiama sperimentalismo democratico, su cui torniamo poi.
Più in concreto, un’idea “forte” del documento è che il partito e la sua struttura siano separati dallo Stato: bisogna garantire l’assoluta separazione tra funzionari e quadri del partito ed eletti o nominati in organi di governo (da sapere: lo statuto del PD prevede invece che il segretario del partito sia il candidato naturale del partito alla presidenza del Consiglio, per esempio). Una delle cause centrali del cattivo governo in Italia negli ultimi anni, sostiene Barca, sono i “partiti Stato-centrici”, cioè i partiti che dipendono dallo Stato sia per la legittimazione che per le risorse finanziarie, e in cui “gruppi parlamentari e dirigenza centrale del partito sono largamente coincidenti”. Il progetto di Barca è che il partito diventi “sfidante dello Stato”, una sorta di concorrenza per le idee e le soluzioni.
Un’altra espressione centrale nel documento è la mobilitazione cognitiva. Il partito, secondo Barca, deve fare due cose: selezionare la classe dirigente e appunto promuovere la “mobilitazione cognitiva”, fatta di “un confronto pubblico informato, acceso e ragionevole fra iscritti e simpatizzanti; l’apertura ad ‘altri’ di questo confronto; la perentoria separazione dallo Stato”. Barca insiste molto sulla mobilitazione cognitiva, di cui non vengono descritte le fasi concrete ma solo lo spirito di fondo, che ruota intorno a un punto centrale: le cose giuste da fare e come farle non sono conoscenza solo di pochi tecnici, ma sono “disperse” in una moltitudine di individui.
La questione del finanziamento è legata a quella dell’organizzazione e della struttura del partito. Barca dice che il nuovo partito, sul modello dei grandi partiti di massa del Novecento, deve avere numerosi iscritti e numerosi simpatizzanti. Al suo interno le discussioni devono essere aperte il più possibile a contributi di persone e associazioni esterne. Le risorse economiche devono venire per la maggior parte “dal contributo volontario di iscritti e simpatizzanti”, con limitate e controllate integrazioni di altri enti (privati o pubblici). L’entità del finanziamento pubblico deve essere ridotta.
QUI il testo completo del documento

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