L’antipolitica non si combatte con l’antipolitica

Si parla molto di antipolitica, Direi che se ne parla troppo, in modo generico. Così anche la critica all’antipolitica rischia di diventare antipolitica. Tema complesso, che ha una sua radice storica che accompagna la storia dell’umanità (vedi solo per un approccio la voce di Wikipedia).
Molti osservatori si meravigliano del successo di Grillo. Dimenticano che c’è sempre stata una componente “antipolitica”, cioè una critica distruttiva di partiti ed in genere istituzioni rappresentative. Senza ricorrere alla primazia nell’immediato dopoguerra del movimento dell’Uomo qualunque (che toccò il picco di oltre un milione di voti alle elezioni per la Costituente, eleggendo 30 costituenti, per poi rapidamente scomparire), vi hanno dato rappresentazione per un certo periodo ad esempio i radicali, mandando in parlamento Cicciolina, lo è certamente stata nel periodo iniziale la Lega, prima che si romanizzasse assumendo tutti i vizi del potere, in qualche misura lo sono stati molti movimenti extraparlamentari, il Dipietrismo ne ha assunto alcune caratteristiche. Senza naturalmente parlare del principe dell’antipolitica che è stato Berlusconi. E’ un’area che c’è stata e che è naturalmente destinata ad ampliarsi nei momenti di crisi, sia istituzionale che economica.
Ha diverse componenti. Quelle negative: l’espressione di un menefreghismo, di un rifiuto della pazienza riformatrice, di un disprezzo della dimensione pubblica, dell’attitudine all’insulto di chi la pensa diversamente, al dileggio dell’avversario, di una attitudine al qualunquismo, appunto. Gli indignati a prescindere, spesso severi censori dei vizi altrui, convinti di essere portatori di ogni virtù (trasformando i propri vizi in presunte virtù)
Una rappresentazione della realtà semplificata, che va incontro ai luoghi comuni che solleticano sentimenti che sono spesso la parte peggiore della convivenza civile. Non a caso Grillo fa appello anche a questi sentimenti: schiaccia l’occhio all’evasione fiscale (anche lui ha qualche problema con il fisco), incita alla diffidenza nei confronti dello straniero, auspica un ribellismo contro tutto e tutti, finisce perfino per minimizzare la mafia.
Ma noi non possiamo fermarci a questo, perchè dietro la maschera di Grillo c’è dell’altro. Ci sono cittadini che piuttosto vorrebbero inaugurare una nuova stagione di impegno civico, ci sono cittadini delusi dai partiti come sono ma che credono invece nell’impegno collettivo. C’è anche una ricerca di innovazione, di risposte nuove, magari ingenue o superficiali, ma sincere. Di questa parte di cittadini occorre essere capaci di riconciliare con l’esperienza dei grandi partiti popolari e riformatori, come vuole essere il PD. Perchè poi quando si entra nel merito si vede che le ricette pratiche non sono così magiche. Ho seguito il contenuto di alcuni comizi grilleschi nel padovano. Sostenere che la soluzione delle buone politiche locali sta nelle fonti rinnovabili e nella raccolta differenziata non mi sembra che siano affermazioni rivoluzionarie, sono senz’altro condivisibili. La malafede sta nel far credere che solo votando 5 stelle si fanno queste cose, quando tutti i Sindaci del PD di questi obiettivi hanno fatto la norma della propria azione amministrativa.
Dunque come ha ricordato più volte Bersani l’antipolitica si scaccia con la buona politica e non con gli anatemi. Ci sono moltissimi buoni argomenti di merito per contrastare il grillismo con le parole della partecipazione democratica, dell’eguaglianza e della giustizia sociale, della valorizzazione della sostenibilità ambientale, di un nuovo ciclo di sviluppo sostenibile economicamente, socialmente e ecologicamente.
Guardando poi a tutte le parole dell’antipolitica. Che sono anche quelle di Alfano quando fa credere che si possa rinunciare al gettito dell’IMU senza indicare come si sostituiscono quei 20 miliardi di gettito. Che sono anche quelle di Di Pietro quando fa credere che basterebbe l’accordo con la Svizzera sui capitali lì detenuti per coprire ogni spesa: dimentica di dire che gli accordi fatti dai Governi di Germania e Gran Bretagna, non approvati dall’Unione Europea e non ratificati dai parlamenti, sono un enorme regalo agli evasori, un enorme scudo fiscale con cui a fronte di un modestissimo pagamento si mantiene la totale opacità della cassaforte bancaria svizzera, opponendo un muro invalicabile ad ogni richiesta delle autorità fiscali e giudiziarie, un regalo ai capitali delle organizzazione malavitose, oltre che agli evasori professionali.
E’ naturalmente antipolitica l’assalto a Torino dei soliti centri sociali travestiti da no tav al Sindaco fassino, al grido rivolto alle forze dell’ordine “servi dello Stato” Sì, servitori dello Stato, di quello Stato che a parole la sinistra radicale vorrebbe restaurare contro lo strapotere della finanza, ma che in realtà non sa riconoscere e rispettare.
Perciò il PD usi gli argomenti in positivo. Abbiamo in campo alle elezioni amministrative di domeniche candidati seri e preparati. Sono convinto che gli elettori pur frastornati da questa ventata di antipolitica, ben sostenuta dai mass media, sapranno riconoscerli.


Sen. Giaretta

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