LETTERA AL MATTINO SUL REVAMPING

Gentile Direttore rispondiamo a Francesco Lunghi, Sindaco di Monselice.
Un cordiale saluto da Francesco Corso e Giancarlo Piva.

Siamo sempre stati disponibili a superare gli schieramenti e a guardare insieme al bene comune, al bene del territorio. Ma è il Comune di Monselice che decide qual’è il bene del nostro territorio o sono le comunità locali che insieme, riunite attorno a quel tavolo che dall’inizio abbiamo chiesto invano,   immaginano e progettano il futuro della nostra area?
Se per il Sindaco di Monselice l’interesse per il progetto dell’Italcementi è soltanto del Comune di Monselice e non anche dei Comuni di Baone ed Este perchè teme il giudizio del TAR? Lo deve temere se ci sono stare irregolarità e forzature, come noi crediamo possa essere per esempio avere escluso dalla realizzazione della convenzione Comuni che hanno il proprio confine a 450 metri dallo stabilimento e che sono stati dichiarati “interessati” al revamping dalla procedura VIA della Provincia. Insomma noi crediamo che il Revamping non sia una questione solo di Monselice ma almeno dei Comuni direttamente interessati dalla procedura VIA e maggiormente esposti alle emissioni. 
Quaranta anni fa ci fu una legge dello Stato che fermò la distruzione dei Colli Euganei. La 1097 del 1971. Anche allora c’erano in ballo centinaia di posti di lavoro di chi lavorava nelle cave. Anche allora ci furono tensioni fortissime, perfino disordini. Allora vinse una prospettiva di sviluppo economico non basata sull’inquinamento e sulla distruzione del paesaggio, anche se i segni che sono stati inflitti al nostro territorio si vedono ancora. Ad esempio i due laghetti di Baone erano due colline e una via vicina allo stabilimento dell’Italcementi “Via Monte Fiorin” ci ricorda l’esistenza di un altro colle divorato per produrre cemento.
Sarebbe auspicabile che facessimo tesoro di quanto accadde  allora e fossimo capaci di non appiattirci  soltanto sull’occupazione dell’Italcementi ma capaci di mettere al centro del nostro dibattito l’occupazione di una intera area e il tipo di sviluppo che vogliamo. Ci sono stati tanti errori. Il più grave è stato la “fuga in avanti” di Italcementi, Parco e Comune di Monselice di novembre, fuga che ha lasciato fuori dalla convenzione  quella parte del territorio che aveva forti obiezioni sull’operazione “revamping”. 
Tanti allora hanno pensato che quella scelta pagasse. 
Le scelte che rompono non pagano mai.
Ora necessariamente, anche per cause oggettive che non sono solo le elezioni di Este, ma soprattutto l’impossibilità da parte del Parco di produrre atti, visto che il 10 aprile sono scaduti tutti gli organi, si andrà all’udienza del 5 maggio per fare valere un diritto delle comunità che rappresentiamo che riteniamo essere stato calpestato. Non può essere altrimenti.
Dobbiamo attendere con serenità il giudizio che il Tribunale assumerà. 
Noi rispetteremo tale giudizio, auspichiamo che anche il Sindaco di Monselice faccia altrettanto.
Nel frattempo credo che non si possa decidere il nostro futuro pensando solo all’oggi. Sulle emergenze e sui ricatti non si costruisce nessuna prospettiva ma si resta chiusi in un ottica che non è in grado di guardare lontano. 
La politica deve andare oltre la propaganda e sapere accettare la sfida che la crisi ci pone : la sfida di pensare e costruire uno sviluppo sostenibile per il nostro territorio.
Su questo terreno noi siamo sempre stati disponibili e lo siamo ancora.

Francesco Corso                                   Giancarlo Piva
Sindaco di Baone                                  Sindaco di Este       

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