lettera aperta sul revamping

Intervista a Giancarlo Piva
Il Tar ha preso ieri in esame i ricorsi sulla questione Revamping per decretare l’inizio o lo stop all’iter dei lavori. La questione è ormai nota a tutti e i cittadini in primis hanno ben chiara la loro opinione su questo intervento.
            
Da quando ho iniziato a far politica, nel 1982, ho sempre messo al primo posto la trasparenza e il coraggio delle idee. Sempre e comunque, a viso aperto, senza cadere nella tentazione di cedere alle facili promesse dei “poteri forti”.
            
In questi anni ho pagato il prezzo di questo nuovo modo di far politica. Ma ho anche raccolto grandi risultati perchè alla fine i cittadini ragionano e capiscono che non bisogna fermarsi ad una prima e scontata valutazione dei fatti.
            
Quando si parla di lavoro, dobbiamo farlo in modo vero e serio. Senza ricatti occupazionali che servono solo a danneggiare i lavoratori. Non voglio credere che siamo costretti ad accettare la formula “o si fa il revamping, oppure lasciamo a casa 200 persone”. Non è così che si risolvono i problemi del territorio. Un ricatto creato ad arte e sostenuto subdolamente da alcuni amministratori e politici della nostra provincia. Forse non si rendono conto che stanno strumentalizzando delle famiglie in difficoltà solo ed esclusivamente per un tornaconto di pochi.
            
Proprio per questo continuo a sostenere il “coraggio delle idee”: a Este ci si avvicina velocemente al voto. Sarebbe estremamente semplice scegliere la posizione più “conveniente”. Ma noi siamo realmente vicini alle famiglie del territorio e rifiutiamo questa logica perversa e distruttiva.
            
Dobbiamo pensare al futuro: ammesso di risolvere il problema occupazionale con il Revamping, poi cosa faremo? Tra dieci anni ci troviamo di nuovo nella stessa situazione? Accetteremo un nuovo Revamping di altri 30 anni per uno degli altri due cementifici? Ci siamo chiesti cosa hanno fatto gli amministratori di Monselice e della Provincia in questi dieci anni di governo per evitare di trovarci in questa situazione? Evidentemente niente. E adesso che la questione non si può più rimandare, allora va bene tutto. Ad ogni costo.
            
Ci siamo chiesti quali saranno gli effetti sulla nostra salute? Chi ci può dare garanzie? Non stiamo parlando di un ambientalismo di facciata. Qui si parla di salute. Nostra e dei nostri figli che pagheranno senza sconti gli ulteriori danni prodotti da questo nuovo intervento. Qui non si tratta solo di pensare al paesaggio deturpato dalla torre che verrà costruita (già di per se terribile). Insieme al Revamping, stiamo avallando un danno irreparabile alla natura e a noi stessi. Guardate le cave ad esempio. I nostri Colli non sono stati distrutti da qualche terremoto. E’ stato l’uomo quando ha deciso di avviare la produzione di cemento nel nostro territorio. E 40 anni fa la legge Romanato Fracanzan ha avuto il coraggio di bloccare le cave.
            
Cosa chiedo io? Vorrei soltanto che fosse possibile superare gli schieramenti politici per riflettere con serenità e con rapidità su un tema tanto vasto e importante. Ho sempre messo la persona al centro della mia attività amministrativa.
            
Ed è questo che intendo fare ancora una volta. Senza se e senza ma.
Abbiamo ancora qualche settimana davanti per avere la decisione del TAR che speriamo sia a noi favorevole, ma che in ogni modo non sarà in grado di dettare il futuro di questo territorio.
Quel futuro resta ancora nelle nostre mani e noi dobbiamo essere capaci di fare scelte coraggiose per lasciare meglio di come l’abbiamo trovato questo territorio a i nostri figli.

Giancarlo Piva

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