Paesaggio – Costituzione – Cemento di Salvatore Settis

Natalino Boris FurlanPaesaggio – Costituzione – Cemento di Salvatore Settis
Edizioni Einaudi, pp. VIII – 328


Non passa giorno che un evento naturale o un intervento umano, peggiorino le condizioni del paesaggio italiano.
Eppure le radici culturali della salvaguardia risalgono a secoli precedenti all’unificazione nazionale.
Da alcuni anni, ad una vasta normativa vigente e all’art. 9 della Costituzione, si è aggiunto il Codice dei beni culturali e del paesaggio (approvato nel 2004 ed aggiornato nel 2008 dopo un vasto accordo politico fra governi di centro destra e centro sinistra), che prevede espressamente misure congiunte Stato-Regioni per: “la pianificazione paesaggistica”, “la conservazione degli elementi
costitutivi e delle morfologie dei beni paesaggistici”, “il minor consumo del territorio”, “la riqualificazione delle aree compromesse o degradate”, “il ripristino dei valori paesaggistici”.
Come mai, nonostante tante leggi, i danni al paesaggio si replicano con assidua costanza, offendendo i diritti delle generazioni future? 



Per colpa di chi il degrado ambientale non viene arrestato, lasciando che il pubblico interesse venga “volgarmente” calpestato dal profitto di pochi?
Sono alcune domande a cui, in questo libro, lo storico dell’arte Salvatore Settis cerca ci dare risposta.
Coniugando la storia del dibattito culturale, sul tema della salvaguardia, con un considerevole repertorio di citazioni normative, l’autore ci accompagna in un percorso ricco di informazioni.
Ma non è solo un libro di storia, dentro vi troverete anche la passione civile di chi, davanti all’inerzia di molti amministratori e politici, sollecita una forte partecipazione popolare che rimetta
sul tappeto il tema del bene comune come fondamento della democrazia, della libertà, della legalità e dell’uguaglianza.
L’apatia dei cittadini è la migliore alleata dei predatori senza scrupoli, ma Settis sente che un movimento diffuso sta crescendo e ce lo racconta nelle prime righe del settimo capitolo:
“Una quercia che cade fa molto rumore, ma una grande foresta cresce in silenzio”.
Questo proverbio cinese descrive bene lo scenario italiano che stiamo attraversando. Guardiamo increduli il crescente degrado delle nostre città e del nostro paesaggio, e ci sdegniamo ogni giorno
del cinismo dei (pochi) colpevoli, per l’indifferenza dei (molti) spettatori, per le alleanze e compromissioni di fatto fra chi devasta i nostri orizzonti di vita e amministratori pubblici di ogni livello e ogni partito. E chi manifesta la propria indignazione viene spesso accolto da commenti infastiditi, accusato di inutile pessimismo, invitato a rassegnarsi e a pensare ad altro. E’ vero il contrario: “sa indignarsi solo chi è capace di speranza” (Seneca). Ma se talora abbiamo la triste impressione d’essere rimasti soli a difendere i valori del paesaggio (e della Costituzione), è perché non sappiamo ascoltare l’inarrestabile fruscio della foresta che cresce.


Boris Furlan

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