per i giovani

Pubblichiamo la trascrizione dell’intervento tenuto da Renato Soru, sabato 22 gennaio 2011, al Lingotto di Torino nell’Assemblea organizzata dal PD  dove si spiega il  perché è necessario (ri)partire dai giovani in politica.







“Mi hanno chiesto di parlare, in maniera inaspettata, in un periodo anche particolare della mia vita in cui preferisco stare un po’ più defilato. Però alla fine lo faccio, e lo faccio anche volentieri. Lo faccio anche avendo letto stamattina in aereo le parole di Bersani che dice che è un momento, in Italia, di grande difficoltà. Un momento che tutti comprendiamo, dove ciascuno deve fare la propria parte. Dove ciascuno che sente di avere qualcosa da dire la metta in campo.


Con questo spirito, quello che mi viene da dire oggi è questo: In tanti siamo venuti stamattina partendo presto dai posti più lontani. Siamo venuti stamattina come siamo venuti a dicembre a Roma a manifestare. A manifestare il senso dello scoramento, dello scontento, e la voglia di riprendere a fare politica e impegnarci per cambiare l’Italia. Siamo venuti a farlo sperando innanzitutto una cosa per questo partito: che stia unito, che metta da parte i personalismi. Che stia unito. Che metta da parte ogni ambizione personale. Che metta da parte ogni difficoltà di rapporti. Che raccolga in maniera totale la responsabilità a cui ci chiama la politica oggi, a cui ci chiama la situazione dell’Italia oggi. Che ponga questo al primo posto. E nel fare questo ognuno porti quello che ha: poco o tanto. Ogni goccia è importante.
Ho ascoltato il discorso di Veltroni. Credo che tutti, o in tanti, condividiamo che sia stato molto bello. Pieno di suggestioni , ricco, amplissimo. Non so come abbia fatto a parlare a quella velocità per così tanto tempo. E di questo discorso vorrei sottolinearne un tratto, una parte che mi sta molto a cuore. Ha trattato di molti temi in cui ho cercato anch’io di impegnarmi nel passato. Un tratto mi sta molto a cuore. Un tratto che rappresenta anche un punto di vista, che è il punto di vista che vorrei portare a voi stamattina.
Io ho quattro figli, il più piccolo ha 17 e la più grande ne ha 30 anni. Stanno meglio ed  hanno anche qualche opportunità in più  rispetto a tanti figli di tanti altri genitori in questo momento. Lo so. Però li vedo vivere. E vedo vivere i loro compagni. Vedo il disorientamento di questo Paese. Il senso di difficoltà, la frustrazione, la mancanza di certezze, anche di modelli, se volete, nel momento in cui si affacciano alla vita, la affrontano.
E mentre vivo un momento personale della mia vita in cui ho messo loro al primo posto, anche rispetto alle mie ambizioni personali, rispetto a qualunque altra cosa (sarà capitato a molti altri genitori della mia età)  vedo le cose dal loro punto di vista.
Se le guardo dal loro punto di vista vedo l’Italia che gli lascerà un debito pubblico enorme: il 120% del PIL, 1.800 miliardi di euro, difficili da restituire, su cui si è soffermato Veltroni oggi. Gli stiamo lasciando 1.800 miliardi di euro di debito pubblico, e lo dovranno pagare loro, non noi.
Gli stiamo lasciando le istituzioni sbriciolate, dopo che i nostri genitori le hanno prese, le hanno raccolte nel dopoguerra, hanno combattuto, hanno scritto una Costituzione che ancora ci emoziona. Gli stiamo restituendo istituzioni sbriciolate. 
Gli stiamo restituendo un ambiente diverso, purtroppo, e diverso in peggio rispetto a quello che io ho conosciuto da giovane, dove questo senso della bellezza – a cui ci richiamava anche Peppino Impastato nel film I cento passi, che guardava Palermo dall’alto – è venuto a mancare, e dove vediamo questa bellezza sbriciolarsi, perdersi ogni giorno.
Gli stiamo consegnando un Paese senza modelli di riferimento, almeno per loro. I modelli di riferimento che emergono sono quelli che prendiamo dalla televisione, che i giovani prendono dalla televisione. Per cui non è sorprendente che i giovani siano finiti in massa nei residence dell’Olgettina. E siano finiti in massa a far tardi la sera in casa di un ricco signore molto avanti con l’età. Non è sorprendente che alla fine di diciottenni o di ventenni oggi parliamo perché frequentano nottetempo le case private di un signore di settantacinque anni a cui non dovrebbero accedere.
E allora mi chiedo, ma com’è che da genitori, da padri di famiglia noi siamo capaci a un certo punto di mettere i figli al primo posto. La loro educazione, la loro istruzione. Mettiamo al primo posto di non lasciargli debiti ma un minimo di opportunità.
Mettiamo al primo posto la necessità di lasciargli una casa in ordine invece che una casa distrutta. Mettiamo al primo posto la possibilità di fargli vivere in sicurezza, invece che nell’incertezza e nelle difficoltà, persino nel pericolo.
Bene, io credo che…….,  il suggerimento che do è: provare ad articolare tutto questo mettendo i giovani al primo posto. Mettendo le loro necessità al primo posto. I loro diritti al primo posto. E dando un modello in cui credere. Che sia diverso dal modello dei giovani che abbandonano la scuola anzitempo per essere “provinati” da qualunque parte d’Italia e per qualunque trasmissione televisiva, ed essere avviati all’imbroglio e all’inganno.
Dobbiamo mettere i loro diritti al primo posto. Se mettiamo i loro diritti al primo posto allora non c’è scampo, dobbiamo pagare i debiti. Se mettiamo i loro diritti al primo posto non c’è scampo, gli dobbiamo dare istituzioni democratiche civili, gli dobbiamo dare la democrazia. Se mettiamo i loro diritti al primo posto allora non c’è scampo.
Dobbiamo smetterla di consumare il territorio e la bellezza. Gliela dobbiamo restituire tutta. Se mettiamo i loro diritti al primo posto allora non c’è scampo, dobbiamo investire per la scuola, per mandarli all’università e non per mandarli in Afghanistan a morire com’è capitato all’ennesimo giovane di Samugheo che è rientrato in Sardegna ieri.
Ci sta tutto dentro il mettere i giovani al primo posto. Ci stanno tutte le politiche di cui ho sentito parlare oggi. Ma le politiche non vanno annunciate, le politiche vanno perseguite, le politiche non sono un manifesto, le politiche non sono una dichiarazione, le politiche sono il comportamento di ogni giorno. In cui spero si eserciterà il Partito Democratico.” 
22 gennaio 2011

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.