POLLINA: IL PARERE DEL COMUNE DI ESTE

Conferenza dei servizi decisoria indetta ai sensi dell’art. 14 della legge n. 241/90, per la richiesta di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio, ai sensi del D.Lgs. 387/2003 di un impianto di produzione di energia elettrica (pollina e cippato di legno) da 1Mwe sito in via Gazzo-località Motta in Comune di Este (PD).
Ditta proponente: Società Agricola “Fattorie Menesello” di Menesello Simone & C. s.a.s. di Lozzo Atestino (PD).

PARERE DEL COMUNE DI ESTE

Esprimo le posizioni dell’Amministrazione Comunale di Este anche in ossequio alla deliberazione del Consiglio Comunale di Este n. 51 del 2009 che pose in discussione una mozione avente ad oggetto gli impianti di incenerimento di rifiuti e di pollina e che impegna il Sindaco e la Giunta ad intervenire presso la Regione affinché
        sia preliminarmente predisposto il Piano Energetico Regionale (che attualmente manca) che incentivi l’uso di energie rinnovabili e non inquinanti (solare, fotovoltaico, geotermico, eolico);
        ai Comuni siano conferite competenze decisive in relazione all’autorizzazione e al controllo degli impianti di incenerimento;
        non sia data alcuna autorizzazione nel Comune di Este e nella Bassa padovana a progetti di impianti di incenerimento di rifiuti e di pollina;
        la stessa Regione metta in atto gli interventi specifici per la nostra zona previsti nel Piano regionale di risanamento dell’aria, finalizzato a ridurre complessivamente l’inquinamento atmosferico;
        siano attivate intese tra amministrazioni locali, allevatori e agricoltori perché si ritorni ad utilizzare la pollina come fertilizzante naturale nelle quantità consentite dalla legge, riducendo così l’uso di fertilizzanti chimici o implementando altri impianti che utilizzino tecnologie alternative all’incenerimento che siano biologicamente compatibili.
Tutti gli elementi di cui sopra sono stati oggetto di diversi incontri tenutisi sia con l’Assessore Regionale che con il Dirigente Regionale titolare del procedimento e finalizzati a indirizzare il procedimento all’interno di un percorso corretto e legittimo, come purtroppo riteniamo non si sia fatto né sotto l’aspetto normativo né sotto l’aspetto tecnico né in ossequio al merito della problematica affrontata che poteva essere risolta in ben altro modo, valorizzando l’uso della pollina come fertilizzante naturale in un’area che ha gravi carenze di concimazione organica.
Quanto poi alla grave mancanza di un piano energetico regionale solo questo dovrebbe imporre agli organi regionali competenti l’obbligo di sospendere non solo questo procedimento, ma tutti gli analoghi procedimenti in atto, affinché possa essere definita una attenta pianificazione regionale che eviti il far west in cui oggi si sta operando in questo settore che non rispetta in alcun modo un’equilibrata distribuzione sul territorio regionale di impianti che possano condurre ad un recupero energetico compatibile e sostenibile con il territorio. Non si dimentichi che sono state pubblicate nella Gazzetta Ufficiale del 18 settembre scorso, le Linee Guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili cui necessariamente occorre fare riferimento in un necessario contesto di regolamentazione e pianificazione regionale senza la quale ogni decisione appare estemporanea e parziale. Infatti le Linee Guida entrate in vigore il 3 ottobre 2010 assegnano alle Regioni e agli Enti Locali, a cui oggi compete il rilascio delle autorizzazioni, l’obbligo di adeguare le proprie norme alle stesse Linee guida entro i 90 giorni successivi all’entrata in vigore, cioè entro il 1° gennaio 2011. Parrebbe quindi saggio attendere tali nuove disposizioni per procedere con consapevolezza a decidere sul merito del progetto che oggi ci viene sottoposto.
Sottolineo poi che la prima preoccupazione che un Sindaco deve avere è garantire la salute dei propri cittadini e in tal senso la legge riconosce al Sindaco, come autorità sanitaria locale, poteri specifici e straordinari proprio a tutela della salute pubblica. Tale obiettivo prioritario ha rappresentato per noi un riferimento nella valutazione del progetto, nel soppesare gli interessi in campo che in nessun modo può far prevalere interessi economici rispetto alla garanzia della salute dei cittadini. E, come avremo modo di sottolineare più avanti, questo impianto non soddisfa alle esigenze di garantire la salute dei cittadini e chi si prenderà la responsabilità di approvarlo si prenderà anche la responsabilità delle conseguenze che esso potrà avere sulla salute della popolazione.
Fin dalle fasi iniziali del pendente procedimento, relativo al progettato impianto di produzione di energia elettrica, proposto dall’Azienda Agricola Fattorie Menesello, l’amministrazione comunale di Este ha ritenuto doveroso richiamare l’attenzione sulla tutt’altro che irrilevante circostanza dell’errata prospettazione dell’intero procedimento.
A tal fine ha anche commissionato e depositato un’apposita relazione tecnica dove viene dettagliatamente analizzato e dimostrato come non sia possibile, nel caso di specie, rilasciare l’autorizzazione seguendo la procedura di cui al D.Lvo n. 387/2003, che riguarda la promozione di energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili. E’ noto, infatti, che in tale provvedimento legislativo è stata successivamente abrogata la norma che annoverava i rifiuti tra le fonti energetiche considerate rinnovabili.
Ne consegue, pertanto, che l’intero decreto legislativo n. 387/2003, ed a maggior ragione il procedimento autorizzatorio ivi disciplinato, non sia applicabile agli impianti che, ancorché destinati a produrre energia, siano alimentati con rifiuti.
Le ragioni per le quali la pollina sia a tutt’oggi incontrovertibilmente e sempre un rifiuto sono dettagliatamente esposte nella relazione a suo tempo depositata e ripetutamente ribadite da questa amministrazione in tutte le fasi del procedimento.
Resta solo da precisare come quanto fin dall’inizio asserito non venga, ad avviso del Comune di Este, in alcun modo modificato dalla sopravvenuta deliberazione della Giunta regionale n. 2272/2009. A parte il fatto che tale deliberazione è attualmente sub judice, essendo stata impugnata al TAR, si tratta comunque di un provvedimento dai contenuti alquanto contraddittori, in particolare laddove si cita una norma comunitaria – ancora non trasposta nell’ordinamento nazionale e che per certo non si può trasporre con una delibera regionale – che parla di “biomasse” e la si vorrebbe applicare al concreto caso in discussione, espressamente riconoscendo che la pollina non è una biomassa (7° capoverso della DGRV).
La definitiva conferma di quanto fin dall’inizio sostenuto dal Comune di Este la si ha nella “Legge comunitaria 2009” di recente emanazione, laddove la pollina viene (a ragione o torto) dal legislatore classificata come sottoprodotto se destinato alla combustione, peraltro solo qualora ciò avvenga nell’ambito del “medesimo ciclo produttivo”. Come ciò possa in concreto avvenire è tutto da dimostrare (art. 18, comma 1 della legge 4 giugno 2010 n. 96 – “Legge Comunitaria 2009” – , che modifica l’articolo 2-bis, comma 1 del d.l. n. 171/2008 come modificato dalla Legge n. 205/2008). E’ appena il caso di precisare che se la combustione della pollina fosse autorizzabile con la procedura di cui al D.Lvo n. 387/2003 e non con quella relativa agli impianti di combustione di rifiuti (inceneritori e coinceneritori: D.Lvo n. 152/2006, parte IV e D.Lvo n. 133/2005), non sarebbe stata necessaria la citata norma che, peraltro, come si è sottolineato, sottrae tali impianti dalla disciplina dei rifiuti solo dove costituiscano parte del medesimo ciclo produttivo (allevamento di polli). Sottolineiamo solo sommessamente come tale normativa speciale sia stata inserita in un articolo, quello testè citato, che riporta come rubrica la seguente: “Disposizione in materia di biomasse combustibili relative alla vinaccia ed al biogas nei processi di distillazione” e cosa c’entri la pollina con le vinacce solo il nostro legislatore avveduto può saperlo! Ma ovviamente ciò rivestirà argomento di eventuali futuri diversi profili di impugnazione.
Gli avvertimenti dati dal Comune di Este e finalizzati al corretto svolgimento dell’attività amministrativa sull’istanza presentata dall’Azienda Menesello non si sono comunque limitati a suggerire la riproposizione dell’istanza medesima secondo i canoni corretti (richiesta di approvazione progetto di impianto di coincenerimento di rifiuti, con ogni conseguenza in ordine al corredo documentale necessario), ma hanno anche riguardato i contenuti più propriamente tecnici, indicando una serie di carenze e perplessità che andrebbero comunque superate per potersi addivenire ad un’approvazione. In particolare si è sottolineato come i dati di progetto forniti sull’impianto contrastano con i c.d. “dati di letteratura”, ben noti anche perché esposti in vari convegni. Ad esempio, un dato molto importante concerne proprio il potere calorifico della pollina. Il dato progettuale (2.834 kCal/kg equivalente a 11,9 Gj/kg) contrasta coi dati di letteratura che indicano 2.810 kCal/kg, ma riferiti al secco, cioè a materiale con 0% di umidità.
E’ interessante osservare che nella relazione sul progetto dell’impianto a firma di ben 10 docenti universitari, si afferma, con la massima obbiettività, che valori di umidità della pollina ≥ 35% rendono impraticabile un processo ottimale di combustione.
Nella suddetta relazione si sostiene anche che l’emissione degli ossidi di azoto può essere limitata dalla reazione di riduzione causata dall’ammoniaca presente, proprio sugli stessi ossidi di azoto. In realtà, gli stessi estensori del documento affermano che gli scarsi dati di letteratura sul processo, determinati alle poche applicazioni esistenti, nonché le difficoltà di controllo del processo stesso, rendono questa affermazione tutta da verificare. E’ ben noto, ad esempio, che il sistema di riduzione degli ossidi di azoto con ammoniaca fornisce maggiori garanzie se avviene in presenza di catalizzatori, ma ciò rende il processo molto costoso. L’aggiunta di urea, come proposto nel progetto, non semplifica il processo. Infatti le reazioni sono di difficile gestione ed inoltre si produce ulteriore CO2.
Il progetto, e la stessa relazione sul progetto sottoscritta dai docenti universitari, nulla però dice sulle emissioni di CO2. Questa carenza assume grande rilevanza se si vuole entrare nell’ottica dei “certificati verdi”. In realtà nel progetto a firma ing. Cortese l’emissione di CO2 è ricavabile dai dati di caratterizzazione del combustibile (pag. 15), che indicano una percentuale di carbonio del 49% per la pollina e del 54% per il cippato (come sostenuto nelle prime due versioni del progetto e fantomaticamente abbassate nella ultima versione dello stesso senza alcuna spiegazione dei processi adottati per la riduzione di emissione). Questi valori devono essere confrontati con il contenuto di carbonio del gasolio (circa l’85%), che ha, però, un potere calorifico almeno 3,6 volte maggiore. E’ facile quindi verificare come l’impianto produca più CO2 rispetto all’uso di combustibili tradizionali, fatte salve ulteriori considerazioni sulla CO2 prodotta, considerando il ciclo globale della CO2 stessa. Manca un’analisi con la tecnica del ciclo di vita della filiera di combustione che assegni ad ogni tratto la potenzialità stimata di produzione di CO2. Ad esempio, ai valori di CO2 relativi ai trasporti che prevedono il transito di più di 1.000 autotreni all’anno debbono essere aggiunti quelli tipici dell’impianto dati dalla semplice conversione del carbonio presente, oltre a quelli relativi alla costruzione dell’impianto stesso ed alla CO2 prodotta, per esempio, dal sistema di abbattimento a bicarbonato di sodio
Non va trascurata nemmeno la CO2 prodotta per la produzione del cippato. Si tenga conto che, anche se risultasse un risparmio di emissioni di gas serra rispetto ai combustibili fossili, si registrerebbe, al contrario, un importante contributo all’emissione di NOx e di particolato fine primario, cioè, come già detto le PM 10 e le PM 2,5.
Un’altra lacuna del progetto è la mancanza di dati riferiti all’emissione di metalli, tra i quali assumono importanza il rame e lo zinco. Il valore medio di rame fornito nel documento del Comitato Termotecnico Italiano indica valori nella pollina di circa 115 ¸ 120 mg/kg s.s. (i limiti per la combustione come rifiuto sono di 35 mg/kg sul tal quale, cioè sul prodotto non essiccato). A seconda dell’umidità, il valore medio di 115 ¸ 120 sul secco può superare anche di molto il limite imposto.
Altro elemento che mette a rischio la salute pubblica è il parametro diossine (sostanza che il progetto evidenzia chiaramente come prodotto della combustione della pollina). Innanzitutto la perizia giurata avanti il Tribunale di Verona dall’ing. Cortese il 12 febbraio 2008 evidenzia che i valori medi durante un campionamento di 8 ore saranno pari a 0,1 milligrammi per metro cubo. Si badi bene: milligrammi!!!!! Il valore limite posto dalla normativa vigente è pari a 0,1 nanogrammi per metro cubo (DM 124/2000).
A pag. 36 della relazione si ipotizza che il parametro diossine sia valutato “in tracce”, ma se i dati fanno riferimento alla perizia giurata citata sono evidentemente valori inaccettabili e preoccupanti.
Pertanto è inaccettabile approvare un progetto che nulla dice in merito ai valori di emissione di una sostanza come la diossina che, come ben noto, può avere effetti cancerogeni entrando pericolosamente nel ciclo alimentare.
Ci corre inoltre l’obbligo di sottolineare la ripetuta contraddittorietà dei dati riportati nella documentazione quanto alle produzioni zootecniche dichiarate dall’azienda. Nella relazione tecnico agronomica allegata al progetto presentato nel 2008 si evidenziava a pag. 45 l’esistenza in Este di 90.000 pollastre che producevano 5.940 tonnellate/anno di letame. Salvo poi produrre il 7 gennaio 2010 una integrazione a tale documento dove si riconosceva che l’attività di tale impianto risultava “momentaneamente sospesa”. Tale rettifica è stata sicuramente indotta dalle vibrate contestazioni del Comune e dei Comitati cittadini che avevano sottolineato a tutti gli enti interessati come fosse da anni che tale capannone risultava inutilizzato. In ultima, a dimostrazione di quanto sopra, è stato effettuato dalla Polizia locale un sopralluogo che ha attestato che il capannone, che pure aveva destinazione avicola come risulta da agibilità del 08.09.1990, alla data del sopralluogo, il 10.06.2010, “tale destinazione è venuta meno da circa un decennio; da allora il capannone non è più stato utilizzato per l’allevamento avicolo” e che, aggiungiamo, non potrebbe più essere messo in funzione perché posto a distanza dalla zona edificata inferiore a quella legale.
Ci preoccupa inoltre il mancato approfondimento della questione relativa al passaggio, al limitare dell’impianto di progetto, di due oleodotti. In tal senso la nota del Comando provinciale dei vigili del fuoco di Padova del 3.3.2010, già in atti della Regione, precisa che “la compatibilità del progetto di che trattasi, ai fini della sicurezza antincendio, con gli attigui oleodotti non è mai stata esaminata, né tanto meno approvata da questo Comando in quanto non richiesta e non adeguatamente documentata”. A tale grave sottolineatura si aggiunga che la ditta IES con nota del 12 ottobre 2010, a seguito di ispezione effettuata in data 21 settembre 2010 per la verifica dell’effettivo posizionamento del loro oleodotto, affermava che il riferimento piombato matr. 66-52515, riferimento catastale Comune di Monselice fg. 4 particella 114, risulta posizionato non correttamente “ad una distanza dall’asse tubo di circa 3 metri”. Tali rilievi motivano quindi approfondimenti che l’attività istruttoria non ha in alcun modo chiarito e, sottolineo, attengono alla sicurezza di opere infrastrutturali, come gli oleodotti, il cui danneggiamento con conseguente esplosione e/o dispersione di combustibili o idrocarburi nell’ambiente potrebbe procurare danni incalcolabili nel territorio circostante sia alle persone che ai beni ivi insediati.
Ai rilievi avanzati in data odierna col presente documento aggiungiamo, a farne parte integrante, le osservazioni, già in atti della Regione, prodotte dalla scrivente amministrazione con la trasmissione, avvenuta il 30 giugno 2009, del documento “Consulenza tecnica sull’iniziativa dell’Azienda Agricola Fattorie Menesello per la realizzazione di un impianto a biomassa per la produzione di energia elettrica” e le osservazioni, già in atti della Regione, prodotte dai cittadini Gianni Menesello, Antonio Galantin, Gabriele Campiglio, Gianni Acciaiuoli, Tarcisio Menesello in data 11 febbraio 2010 e in data 1 agosto 2010. Tutte osservazioni cui l’Amministrazione regionale competente all’istruttoria del procedimento mai si è degnata di attribuire la necessaria considerazione, mai avendo prodotto e/o trasmesso alcun documento che ne confutasse, in termini specifici, le assunzioni in essi contenute, andando in tal modo a svilire e vanificare ogni processo di partecipazione al procedimento pur consentito dalla vigente normativa.
Solo per completezza, ci si chiede infine come la conferenza odierna, per l’ennesima volta riconvocata (dopo precedente convocazione del 1 giugno) possa ritenersi tutt’ora legittimata ad esprimersi su un progetto presentato nell’aprile 2008 e che è stato portato in conferenza di servizi nel novembre dello stesso anno, a fronte di una norma (L. 7 agosto 10090, n. 241, art. 14 – ter, comma 3) che prevede il termine di 90 giorni per la conclusione dei lavori delle commissioni. D’altra parte è del pari abbondantemente scaduto il termine massimo per la conclusione del procedimento previsto dall’art 12, comma 4 del d. lgs. n. 387/2003 e fissato in 180 giorni. Con tale rilievo nulla si vuole togliere all’obbligo, che resta in capo dell’Amministrazione Regionale, di concludere il procedimento nella sua piena responsabilità, ma si vuole altrettanto riaffermare che la presente Conferenza di servizi, constato il lungo decorso del tempo procedimentale, risulta delegittimata a prendere qualsiasi provvedimento.
Richiedendo che il presente documento faccia parte integrante e sia riportato integralmente nel verbale dell’odierna Conferenza di servizi decisoria, per tutte le ragioni esposte, il Comune di Este esprime il proprio parere di assoluta contrarietà al progetto di impianto di produzione di energia elettrica (pollina e cippato di legno) da 1 Mwe sito in via Gazzo, in località Motta, in Comune di Este.
Venezia, 15 Ottobre 2010
Il Sindaco
Giancarlo Piva

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