Referendum fa rima con democrazia.

Referendum fa rima con democrazia.
E ora, che l’ultimo tentativo del Premier  di far saltare il quesito sul nucleare è stato rispedito al mittente, serve uno sforzo collettivo per rendere possibile il miracolo di una democrazia diretta, non ancora propositiva come avviene in Svizzera, ma abrogativa di leggi ingiuste. È richiesta una partecipazione consapevole su dei temi che riguardano la vita di tutti noi: una risorsa fondamentale come l’acqua, il nostro ambiente, l’energia e  l’idea di eguaglianza. Per la prima volta dopo anni i cittadini possono “contare”, possono dire un sì o un no, possono riappropriarsi di un ruolo attivo attraverso uno strumento di democrazia diretta.
Non sprechiamo questo momento. 
Nei comitati  promotori dei referendum ho visto la partecipazione di molti giovani, di coloro che appartengono alla generazione a cui la politica sta dando sempre di meno e che spesso lascia in panchina. Quei giovani che hanno conosciuto solo la comunicazione berlusconiana in questi ultimi quindici anni, ma che ora grazie alla rete scoprono nuove modalità di mettersi in relazione con i diritti oltre che con il mondo. Sarà soprattutto merito loro se alle 15 di lunedì prossimo l’obiettivo del quorum sarà raggiunto.

Forse si aprirà una stagione politica nuova, ma ciò potrà passare in secondo piano rispetto alla difesa di beni che sentiamo comuni come l’acqua, l’ambiente (la terra e l’aria) e la democrazia.
Stiamo andando a decidere se rendere l’acqua, invece che un bene comune, un elemento di mercato, quindi un fattore economico. 
La privatizzazione forzata dell’acqua è stata imposta  in modo centralista e falsamente liberista dal governo Berlusconi e approvata a colpi di fiducia con la falsa motivazione di rispondere a un obbligo comunitario in realtà inesistente. La normativa ora espropria gli enti locali della loro autonomia e responsabilità alla faccia del federalismo e li espone al rischio di soccombere alla forza di monopoli privati retti da poche grandi aziende, spesso del tutto estranee ai contesti territoriali in cui viene svolto il servizio. Il valore  assoluto della  risorsa acqua, la complessità del suo governo, le conseguenze degli usi sul territorio e l’ambiente, le dimensioni economiche e produttive richiedono che questo tema sia posto al centro dell’agenda politica e parlamentare. 
È urgente realizzare un “sistema integrato del governo idrico”, centrato sulla partecipazione dei cittadini. 
Il nucleare è un’altra faccia della stessa medaglia, ci parla della superbia dell’uomo che quando sceglie non considera  le conseguenze che procura ne tanto meno si pone l’obiettivo di risolverle. Semplicemente le rinvia a chi verrà. Oggi andiamo ad inserirci in un filone che è quello del condizionamento che può derivare da una produzione di energia elettrica dall’uranio, che sappiamo essere un metallo fossile e per giunta localizzato in alcune aree geografiche del mondo con particolari problemi di carattere geopolitico e che, in ogni caso, ha un tempo residuo di vita estremamente breve.  
Gli stessi impianti nucleari esistenti hanno mediamente 23 anni di vita e quindi una vita residua che non supera i 15. Essendo molti di più i Paesi che hanno scelto di uscire da questa tecnologia rispetto a quelli che la mantengono, il crollo di energia prodotta dal nucleare oggi la rende residuale (4-5%) e risulta in progressiva diminuzione anche secondo i calcoli della Agenzia per il nucleare.

La politica italiana lavora per l’immediato e dimentica il domani, non ha  ancora imparato la lezione, non ha attenzione ai principi generali della vita sulla Terra e alle leggi che dovrebbero conseguirne. 

Oggi solo  un’efficienza energetica che significa risparmio di watt e una produzione energetica compatibile e sostenibile, una nuova attenzione ai “beni comuni” può restituire alla nostra generazione la considerazione delle generazioni future, invertendo la rotta che porta, altrimenti e  inevitabilmente, al declino se non al disastro. 
Gli italiani possono riappropriarsi molto opportunamente  della  loro volontà di contare e di decidere il loro presente e il loro futuro votando al referendum del 12 e 13 giugno. È un’occasione che non possiamo mancare.  
Laura Puppato (Capogruppo PD Regione Veneto)

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