Riflessioni sul territorio

PROPOSTA ORDINE DEL GIORNO
DOCUMENTO per il CONSIGLIO COMUNALE DI BATTAGLIA TERME
CEMENTIFICAZIONE DEL TERRITORIO –  RUOLO DEL PARCO – IMPEGNO DEL COMUNE PER UN MODELLO DI SVILUPPO NUOVO ED ADEGUATO ALLE RISORSE ED ALL’AMBIENTE.
Viviamo in un territorio che sta cambiando giorno dopo giorno, in parte per scelte urbanistiche, in parte per le scelte di un mercato fuori controllo e senza regole, in parte per disposizioni di legge che magari hanno obiettivi  diversi dalla pianificazione del territorio (es. questioni fiscali), in parte per abusi – poi condonati – e per altro ancora.
Complicato in questo contesto parlare di sviluppo armonico, di modello sociale ecocompatibile, di valorizzazione e di tutela delle aree Parco. Complicato, ma necessita affrontare questi argomenti anche in sessioni specifiche dei nostri Consigli Comunali.
Tra il 1990 e il 2005 sono stati divorati dal cemento e dall’asfalto 3,5 milioni di ettari, pari a una regione grande quanto Lazio e Abruzzo messi assieme. Tanta bulimia edificatoria non ha però soddisfatto le esigenze abitative dei ceti sociali economicamente più deboli: in Italia gli alloggi a destinazione sociale sono il 4 per cento del totale, contro il 18 della Francia, il 21 del Regno Unito e addirittura il 35 dell’Olanda.
Relativamente al nostro territorio: Battaglia T. nel contesto collinare e provinciale; qualsiasi ragionamento per il passato – e di prospettiva futura – non può non partire da una considerazione della situazione generale in cui opera il Parco.
Ovviamente limitiamo  questa considerazione all’aspetto prettamente urbanistico  del Parco:  una delle realtà che emerge allarmante e incontestabile è il livello di consumo del territorio che caratterizza lo sviluppo avvenuto negli ultimi decenni in tutta Italia, ma in particolare nella nostra Regione, che è quella a più alto consumo pro capite di cemento. Questo vale soprattutto per le aree di pianura che  circondano i Colli Euganei. Alto livello di consumo accompagnato peraltro da disordine e scoordinamento negli interventi, nonché da una assai mediocre qualità degli stessi.


E le prospettive per il futuro non sembrano certo indicare una tendenza diversa. Basti pensare, per quanto riguarda la nostra zona, agli effetti diretti e indiretti che potranno avere, a prescindere dal problema della loro effettiva utilità, opere come la nuova Valdastico sud per tutto il versante a ovest dei Colli. O come la nuova statale 10 e il nuovo ospedale a Schiavonia, tra Este e Monselice a sud, o la nuova complanare all’autostrada A13 e gli sviluppi residenziali, commerciali e produttivi ( Centro Commerciale al Casello autostradale di Due Carrare e la prevista area artigianale nella località Granze di Pernumia), già previsti lungo il suo percorso a est dei Colli, etutti gli interventi previsti a nord sotto la spinta della città di Padova e della città termale. E quelli citati in questo documento,  sono ovviamente solo alcuni tra gli interventi più rilevanti.
In questa situazione di “assedio” il Parco non può arroccarsi, non può agire solo sulla “difensiva” non deve chiudersi entro i suoi confini, deve al contrario aprirsi e partecipare da protagonista anche alle scelte che riguardano le aree che lo circondano, deve praticare al suo interno una politica “modello” con l’obiettivo di “esportarla” anche all’esterno.
La nuova gestione del ParcoColli ha un compito fondamentale da svolgere!
Sulla base di queste premesse, su quali linee impostare dunque, in concreto, una attiva politica di valorizzazione del  nostro territorio?
Certamente si pone il problema di limitare e controllare una ulteriore, eccessiva urbanizzazione, e cioè il problema della introduzione di regole, di limiti, in una parola di quei “vincoli” che nonostante l’alone negativo che gli si è costruito attorno, restano strumenti indispensabili per governare il territorio.
Ma non c’è dubbio che in parallelo a questa politica “vincolistica” va sviluppata una incisiva politica basata su iniziative in positivo, cioè su progetti qualificanti, aventi una valenza esemplare, in grado di innescare ampie, convincenti ricadute anche in termini di attività economiche, in tutte le direzioni, dentro ma anche fuori dell’area parco. In grado di far assumere autorevolezza all’Ente Parco e di conquistare il consenso dell’opinione pubblica .
Qualche dato che può aiutarci nel ragionamento da sviluppare:
Il “Rapporto del 2003 sullo stato dell’ambiente del Parco Regionale dei Colli Euganei. Una relazione a 13 anni dall’istituzione dell’ente”:
dedica tutta la parte seconda al tema “Il territorio e l’urbanizzazione”.
I due capitoli che la compongono riguardano “La pianificazione urbanistica” e “Il Patrimonio edilizio residenziale”  Quest’ultimo documenta tra l’altro “l’attività edilizia dopo la costituzione del Parco” nel periodo che va dal 1990 al 2002. Documenta in particolare, con molti dati analitici, l’”attività edilizia nelle Zone di Urbanizzazione Controllata”, l’”attività edilizia nelle aree agricole” e le “autorizzazioni complessive rilasciate dall’Ente”.
Cosa dicevano i dati del 2003?
In estrema sintesi: nel territorio del Parco il patrimonio edilizio residenziale, inteso come numero di unità abitative totali, è cresciuto dal 1991 al 2001 del 10 % circa, mentre in Provincia di Padova l’incremento è del 13% circa.  Nello stesso periodo la popolazione cresceva dell’1% nel territorio del Parco e del 3% in Provincia.
L’attività edilizia complessiva nel territorio è di consistente:  i volumi costruiti sono circa 525.000 mc.
In ambito rurale il 30% sono nuove costruzioni, in ambito urbano il 31% sono nuove ed il 36% ristrutturazioni.
I volumi di crescita registrati nei Colli in ambito agricolo sono superiori a quelli medi relativi al restante territorio agricolo provinciale e regionale.
Quindi la presenza del Parco non ha ridotto l’espansione edilizia tra il 1991 ed il 2002 : a fronte di una popolazione stabile  abbiamo un incremento del 10 %.
Nel 2009  questi dati non sono né ripresi e nemmeno aggiornati nel nuovo  “Rapporto sullo stato dell’Ambiente”.  Ci attendiamo ora che l’’Esecutivo del Parco lavori per l’aggiornamento di questi dati.
Non crediamo siano necessarie tante considerazioni per sottolineare l’interesse che, sotto tanti aspetti, avrebbe un aggiornamento di questo capitolo, in particolare in un momento come l’attuale in cui sono al centro dell’attenzione generale impegni come la Variante generale al Piano Ambientale e l’elaborazione di tutta una serie di altri piani sia a livello comunale che sovra comunale.
Crediamo invece che dati come quelli contenuti nel Rapporto del 2003 avrebbero potuto fornire, se aggiornati, utili orientamenti, fuori da tanti slogan ricorrenti, per valutare quale sia realmente la pressione esercitata dalla crescente urbanizzazione nell’area del Parco e quali siano i reali effetti  delle presunte restrizioni che i “vincoli” esistenti eserciterebbero.
Questi dati poi vanno inseriti in un contesto di  produzione del cemento che vede l’Italia negli ultimi 40 anni attestata sui 40 milioni di tonnellate ed in crescita, mentre Francia e Germania sui 20/30 milioni di t. in decrescita..
Inoltre sulla produzione pro capite abbiamo sempre la Franciae la Germania – dal 2004 al 2009 stazionarie sotto i 400 Kg. pro capite – mentre l’Italia viaggia sopra i 600 Kg. ed il Veneto attorno ai 1000 Kg. pro capite medi!
Visti questi aspetti generali, osserviamo cosa succede al Parco in questi anni evidenziando solamente aspetti  urbanistici in rapporto alle scelte fatte dai vari comuni:  
Partiamo dall’’intervento di “recupero e riqualificazione funzionale con demolizione e ricostruzione del complesso “Serraglio Contarini ora Albrizzi”” in comune di Este. L’intervento prevede, tra l’altro, la realizzazione di nuovi volumi all’interno dell’area classificata sia come “area di pertinenza” che come “intorno” dell’emergenza architettonica.
Proseguiamo con le  VALLI SELVATICHE  a Battaglia Terme
“Siamo di fronte ad un’area unica dal punto di vista storico, paesaggistico e persino sentimentale: l’epicentro di un itinerario letterario europeo nel cuore dei nostri Colli Euganei”.  Parole – queste – dette dall’ex Presidente della Giunta Regionale del Veneto Galan nell’inverno del 2006, riferendosi esplicitamente alla zona del Sassonegro in Arquà  ed alle Valli Selvatiche di  Battaglia Terme.
Questa Valle, rimasta quasi integra dai tempi delle bonifiche della Serenissima nel tardo 1500,  propone un sistema di emergenze architettoniche di grande pregio: la Villa dei Selvatico, la Villa degli Emo-Maldura, la Villa in Lispida, ecc.
Questa Valle è stata per anni al centro di interessi particolari urbanistico-edilizi, con la attuale previsione nel PRG di Battaglia per circa 90 mila metri cubi di costruzioni, totalmente disarmoniche con l’ambiente circostante.
L’area è scollegata dal paese, quindi si cercano fantasiose soluzioni viarie per entrarci, da tanti anni.  E questa previsione è da rivedere, comprese le decisioni errate poste in essere dal Parco Colli.
Pensiamo poi al   Complesso monumentale del CATAIO
Nel 2005 un tentativo di  variante urbanistica prevedeva di consentire la “demolizione delle superfetazioni esistenti per un volume di circa 23.000 mc”, ed una  “nuova edificazione di un volume di 24.000 mc da destinare a sala polivalente”. Qualche cosa di incredibile al solo pensiero!
Per fortuna la Soprintendenza in questo caso bloccò il tutto. Ora vigilanza massima continua.
 Rivolgiamo lo sguardo poi alla ROCCA DI MONSELICE
Nel 2005 la Regione (proprietaria dell’area) ha inviato al Parco il progetto preliminare relativo al “restauro e messa in sicurezza di immobili monumentali sul colle della Rocca”. Il progetto prevedeva, sia  “l’incremento di volume dell’immobile denominato ex casa Bernardini” che l’oramai famoso ex ascensore, si spera, con  inoltre una torre metallica  vicina al  MASTIO FEDERICIANO.
Come sia finita questa storia è patrimonio di tutti, però ha dovuto pensarci la magistratura! Non il Parco, non la Regione e nemmeno il comune di Monselice.
Ricordiamo altri esempi di interventi nei quali il ruolo del Parco non deve essere più quello di semplice  spettatore, ma attore protagonista:
–  I nuovi insediamenti termali di Civrana: senza che il Parco dica parola si prevedono ristrutturazioni e nuove cubature  nella piana tra Battaglia e Galzignano dove ci sono attualmente alcuni alberghi;
 – poi la ipotesi termale di Regazzoni sempre attorno a Galzignano
–  poi le previsioni turistico e termali in comune di Teolo al confine con Abano,
E potremo continuare rappresentando le denunce numerose fatte in questi anni da comitati, da cittadini, da Iistituzioni e dalle Associazioni Ambientaliste del Parco, che hanno sollevato e denunciato decine di casi ritenuti in contrasto con i valori fondativi del Parco, con le sue finalità e con le norme vigenti.
Di fronte a tutto ciò, poco o nulla sul sistema dei Progetti previsti dal P.A.
–          Sul “progetto ville” : siamo al punto di partenza.
–          Sul “progetto Porte ed Atri” come sistema di accesso: nulla oltre alle indicazioni di Piano.
Nessuna occasione è stata colta con le varianti  ai PRG per attuare tutti quei qualificanti progetti previsti. Elenchiamo solo qualcuno dei casi in cui si sono perse delle preziose occasioni per applicare le precise indicazioni del PA:
–          Porta di Battaglia : col Progetto Integrato “Nodi d’acqua e di terra”,completamente ignorato.
–          Este, con la variante al PRG dei primi anni 2000 che ha a sua volta completamente ignorato le indicazioni relative all’ ”Atrio”
–          Monselice : oltre a quanto ricordato, basterebbe vedere cosa si è costruito lungo il canale all’ingresso est della città.
–          l’area della Colombara di Bastia, irreversibilmente compromessa da una invadente urbanizzazione
E’ doverosa  una inversione di tendenza rispetto al passato: si spendano meno energie per fare e disfare piani; se ne dedichino di più per costruire finalmente qualche esempio  di buon governo del territorio e di valorizzazione dei suoi beni. 
PERCHE’ ALTRI PIANI?
A conclusione di questa carellata di problemi, c’è da chiedersi quale bisogno ci sia per l’area del Parco di nuovi strumenti di pianificazione, come il Piano Paesistico o i PATI. Non vorremmo rappresentassero l’alibi per disfarsi del P. A. e ripartire da zero.
Il Piano Paesistico, che dovrebbe riguardare tutta la Regione, potrebbe peraltro rivelarsi utile per estendere all’area esterna ai Colli -in particolare verso la Bassa Padovana, verso i Berici e verso la città termale – le attenzioni che valgono per l’area interna. Ma è così? Poco si parla di questo Piano nei C.Comunali.
Mentre con i PATI potrebbero essere affrontati, più che i temi generali, quelli relativi alla attuazione dei progetti aventi valenza sovra comunale, ed anche la rilocalizzazione o spostamento di aree produttive e/o di attività improprie.
Anche questa avventura della variante generale così come si è sviluppata in questi 10 anni andrebbe ripercorsa, non per cercare facili polemiche, ma perché altamente istruttiva sotto molti aspetti. Non ultimo quello del tempo perso e delle risorse spese inutilmente.
In dieci anni non è stato prodotto un solo documento per chiarire le critiche al PA e per presentare, in concreto, le nuove aspettative. Non lo si è fatto completamente nemmeno con i nuovi incarichi assegnati nel 2008 e rispetto ai quali non abbiamo ancora una discussione in Consiglio del Parco.
Continuiamo a chiederci come si faccia, sul piano “politico” ma anche “culturale”, ad affrontare una variante generale così superficialmente.
Questa è quindi la realtà: invece che ad un comprensibile aggiornamento, in molti stanno pensando a smembrare il PA: nei PATI e nel Piano Paesaggistico, riportando quello che resta, per le aree di maggior pregio naturalistico, al Piano di Gestione delle aree SIC e ZPS. Piano quest’ultimo imposto dalla Comunità Europea ed, anche questo,  in un limbo di silenzio Regionale.
Mescolare il tutto in tre Piani diversi rappresenta quella semplificazione e chiarezza auspicate da tutti?        Non è difficile purtroppo rispondere a questa domanda.
Forse chi produce tutti questi documenti  fa conto sul fatto che purtroppo nessuno controlla più da vicino queste vicende. Infatti è diventato pressoché impossibile seguirle, anche per un cittadino attento e impegnato. Montagne di carte inavvicinabili. E purtroppo, questa lontananza dei cittadini, ma anche di professionisti e operatori culturali, lascia spazio a pasticcioni e a maneggioni.
Ma cosa pensiamo utile , come Associazioni e come Consiglieri Comunale del territorio?
Per noi il PA deve restare il Piano fondamentale del Parco.Certamente esso ha bisogno, per tanti aspetti di un aggiornamento: si discuta e si trovano le soluzioni. Condivise il più possibile.
A noi interessa che resti questa impostazione unitaria tra paesaggio e territorio, tra vincoli e progetti.
Il Piano Paesaggistico può dare un apporto non tanto sostituendosi o sovrapponendosi al PA, ma arrivando dove il PA non arriva. Per esempio allargando, in modo calibrato, la tutela del paesaggio al di fuori degli attuali confini del Parco. Su questo tema delle aree contermini, o delle aree pre-parco, si è creata un’altra di quelle situazioni di inestricabile confusione, ancora più che mai aperta. Il PA in effetti le aveva indicate solo parzialmente e genericamente.
E pensate che dietro a questo tema delle aree pre-parco ci stanno problemi di portata enorme, come, per citare forse il più clamoroso e il più pericoloso, il nuovo enorme centro commerciale all’uscita del casello delle Terme Euganee. Per non dire di quel che si presenterà sul versante opposto, quello ovest con la nuova autostrada Pirubi e i nuovi caselli che si stanno realizzando. Ma in tutti e 4 i punti cardinali ci sono, nelle aree pedecollinari, micidiali iniziative di massiccia urbanizzazione. Questo è il terreno sul quale il Piano Paesistico deve incidere. Come doveva fare, peraltro, il PTCP ed il  PTRC. Che invece non hanno introdotto alcuna regola affidabile.
Per quanto riguarda l’altro fronte “caldo”, quello dei rapporti con gli strumenti comunali, cioè coi singoli PAT: anche qui un terreno nuovo da percorrere senza particolari drammi.
Il PA, come è noto a chi lo conosce, nasce ed è impostato con grande rispetto dei Piani locali .  Il PA dà le indicazioni quadro condizionando i PAT a rispettarle, ma con ampi margini discrezionali. Dovranno pur esserci delle indicazioni che pongono dei limiti. Discutiamo di queste, e ognuno abbia il coraggio delle sue scelte. Se si pensano cose diverse lo si dica con onestà e sincerità.
Di fronte a tutto ciò quale atteggiamento  dovrebbe avere il Parco?
Deve essere invertita una tendenza sulle previsioni sopradescritte per riprendere le vere finalità previste dal PA. Deve essere rivista la Convenzione sul Revamping di Italcementi, poi  stringere sul Progetto Antenne, infine sulla questione “dell’anello ciclabile” dare un impulso conclusivo.
Chi ha creduto nelle finalità e nelle potenzialità del Parco, coloro che hanno lottato per la sua costituzione e la sua affermazione, sono oggi disorientati:  non è il Parco che va chiuso: è una prospettiva nuova che deve partire.
Oggi è indispensabile una gestione diversa, che coinvolga tutti gli attori, capace di coniugare la tutela dell’ambiente con uno sviluppo rispettoso, in grado di riprodurre in quest’area le esperienze europee dove i Parchi forniscono salute e occupazione, salvaguardia e ricchezza, riproduzione e benessere.
Merita rappresentare una sola idea di proposta in positivo rispetto alle decine che potrebbero essere messe in campo.
Recentemente ad  Este si è ripreso il cammino per la costruzione del “Parco Letterario”. Lo prendiamo come esempio, piccolo, magari, e semplice.  Dopo aver rilevato la mancanza di dati statistici anche sul versante turistico, sugli eventi ricreativi, ci si chiede innanzi tutto quali siano i motivi di fruizione del nostro parco.
Da sondaggi fatti a cura di qualche settore universitario si scopre che la gente viene per ammirare il Paesaggio e poi per gli agriturismo ed i ristoranti.
È poco valorizzato, quindi, l’aspetto  culturale: ecco un gran lavoro che le amministrazioni pubbliche dovrebbero fare: mettere a sistema la particolarità ed unicità dei nostri beni ambientali e monumentali, fare pubblicazioni, creare un gruppo di guide specializzate, organizzare mostre, concerti e spettacoli teatrali,  aprire le ville, aprire i percorsi ed altro ancora.
Coltivare le evocazioni culturali, letterarie, storiche  che derivano dal nostro territorio vuol dire riprendere la capacità di conoscenza  del  loro valore generale e soprattutto vuol significare che queste sono le nostre radici, non il cemento sperperato, non la disattenzione verso la comprensione che un modello diverso di vita e di sviluppo è possibile.  Quel famoso Terzo Veneto di cui si parla molto e su cui  si conclude poco!
Ma le nubi sono ancora minacciose quando leggiamo ad esempio questa informazione dalla stampa locale di pochi mesi orsono:
“Il Parco, inteso come ente di gestione del territorio euganeo, potrebbe cambiare volto in un futuro prossimo. Dalla Regione arrivano molte indicazioni, per ora solo politiche, sugli interventi da effettuare nella struttura.
Durante l’incontro fra gli operai forestali e gli assessori regionali Manzato e Conte è emerso ad esempio come il governo regionale veda di buon occhio il trasferimento delle competenze urbanistiche dal Parco ai Comuni.”
Rammarico forte per una nuova classe dirigente regionale che parla di autonomia e di federalismo e poi gioca le sue carte di “ nuovo potere” con il vecchio accentramento decisionale.
Mai come in questo caso infatti, lasciare l’urbanistica e la programmazione del territorio al singolo comune  può rappresentare anarchia e  caos nella gestione del territorio.

Consumo di suolo, riqualificazione del costruito e pianificazione urbanistica comunale

Attente politiche urbanistiche a livello europeo e dei singoli Stati membri da tempo si prefiggono l’obiettivo di promuovere un maggior contenimento nel consumo urbano del suolo, e di rafforzare piani e metodi strategici di riqualificazione del costruito. Il suolo è una risorsa naturale di primaria importanza per la vita dell’uomo, come sottolineano alcuni “Rapporti Annuali di Ambiente Italia”, promossi dalle Associazioni Ambientaliste dedicati al tema.

Molteplici sono le funzioni naturalmente svolte da questa fondamentale risorsa: alcune strettamente ambientali, quali la salvaguardia di condizioni idrogeologiche e la tutela degli ecosistemi; altre impattanti sulla qualità della vita dell’uomo, come la realizzazione di aree verdi per il tempo liberoo l’incremento di flussi turistici per importanza delle condizioni paesaggistiche.

Il suolo è una risorsa finita e non rinnovabile, è un bene comune primario e limitato; il suo consumo non è reversibile, se non nell’arco di ere geologiche.
L’espressione “consumo di suolo” indica una serie di processi di trasformazione di parti del territorio che comportano un’alterazione delle funzioniivi svolte naturalmente, realizzando così condizioni artificiali ed artificiose delle quali l’impermeabilizzazione è l’ultima fase.
Da alcuni anni il consumo di suolo cresce in maniera molto più rapida di quanto non accada per il fabbisogno abitativo e produttivo, soprattutto nelle aree agricole, ed in questo modo vengono ridotte le superfici a disposizione della produzione alimentare.
In Italia abbiamo il fenomeno della dispersione abitativa, industriale e produttiva: lasciare ovvero che abitazioni ed industrie non siano concentrate sul territorio, ma in esso si disperdano, con la conseguente necessità di espandere il sistema infrastrutturale a servizio di esse. In Italia si parla di “città infinita”, per indicare un territorio caratterizzato da fenomeni insediativi frutto di scelte disorganiche. Nel Veneto ancor più accentuato.
Azioni che favoriscono questa crescita misurata sono la realizzazione di seconde case, che determinano lo sfruttamento a fini turistici di zone di pregio ambientale e paesaggistico, ma anche alcuni meccanismi interni delle nostre normative: le amministrazioni locali possono utilizzare fino al 70% degli oneri di urbanizzazione per le spese correnti, e di conseguenza, per mantenere i servizi, i Comuni sono incentivati a favorire il consumo del suolo e la successiva cementificazione di aree.

Finalmente alcuni Comuni si dimostrano virtuosi riguardo alla questione del consumo di suolo.

Osnago è un Comune in provincia di Lecco che ha approvato nel 2008 il nuovo Piano di Gestione del Territorio, contenente un ridimensionamento delle aree destinate all’espansione edilizia per un “consumo di suolo quasi pari a zero”. In questo caso, le misure coercitive per il bilancio dell’amministrazione hanno coinvolto le seguenti azioni: notevole risparmio di spesa, con monitoraggio e valutazione di quelle non indispensabili; attivazione di numerose reti di volontariato, organizzate in associazioni; contrasto all’evasione tributaria; attivazione di opportunità di risparmio energetico per il fabbisogno elettrico pubblico.
Cassinetta di Lugagnano, Comune di 1.883 abitanti, in provincia di Milano, ha approvato un Piano di Governo del Territorio senza alcuna zona di espansione. I mancati proventi, diversamente derivanti dagli oneri di urbanizzazione, hanno determinato una profonda rivisitazione dell’intero bilancio comunale, attraverso l’attivazione di specifiche azioni: riduzione delle spese dell’amministrazione; aumento delle tasse comunali dopo il coinvolgimento dei cittadini nella decisione; ricerca attiva di nuovi contributi e di altre fonti di finanziamento; utilizzo di alcuni appartamenti sfitti; valorizzazione economica degli immobili; creazione di nuovi introiti con attività legate al turismo ed all’edilizia di recupero del patrimonio esistente (viene promosso il comune come località ideale per la celebrazione del matrimonio). Ed è proprio a Cassinetta di Lugagnano che è nato il Forum italiano dei movimenti per la terra, il 29 ottobre 2011, cui aderiscono oltre 10.000 persone a titolo individuale e 589 Organizzazioni. E’ stato rapidamente seguito da oltre 70 Comitati locali “Salviamo il Paesaggio”, con l’obiettivo di fermare il consumo di suolo nel nostro Paese.
A partire dal 27 febbraio 2012 è partito il censimento per il patrimonio edilizio esistente: tutti i Comuni stanno ricevendo una scheda, elaborata da architetti, pianificatori, urbanisti e professionisti del settore, che sono tenuti a rinviare compilata entro sei mesi, in modo da restituire al Forum la mappa degli edifici sfitti su tutto il territorio nazionale.

In molti Paesi Europei, i è diffusa la preoccupazione per la crescente trasformazione di spazi liberi in aree urbanizzate, ed è urgente la necessità di arginare questo fenomeno.

In Germaniail governo ha fissato un limite quantitativo, ed inoltre da molti anni pone il consumo di suolo tra i temi fondamentali dell’azione politica. Nel 1998 il Ministro per l’Ambiente ha fissato un obiettivo molto ambizioso, ovvero ridurre il consumo a 30ettari al giorno entro il 2020, per arrivare a zero nel 2050, partendo dai 130ettari al giorno del 2000. A livello regionale e nei singoli Lander vengono sviluppati principi che seguono il target nazionale, attraverso diversi criteri stringenti per l’uso prioritario di aree dimesse, per la non urbanizzazione delle aree agricole, per la perequazione ed i permessi di costruire.
In Inghilterradal 2004 il 60% delle nuove urbanizzazioni deve avvenire su aree dismesse. La densità delle abitazioni non è inferiore a 30 per ettaro, e le aree agricole vengono tutelate in quanto tali. Le green belt sono aree verdi intorno alla città, realizzate per limitarne l’espansione, ed entro le quali è vietata qualsiasi tipo di urbanizzazione.
Nei Paesi Bassi sono state realizzate vere e proprie zone off-limits, dedicate solo a zone agricole e spazi naturali, e dal 2007 il 40% delle nuove costruzioni dovrà essere realizzato in aree dimesse o sottoutilizzate.

Consumo del territorio: il Bel Paese assediato dal cemento

L’Italia è uno dei pochi Paesi al mondo che abbiano la tutela del patrimonio culturale e del paesaggio nella propria Costituzione, ma nonostante ciò, l’aggressioneal paesaggio e il consumo del territorio sembrano non conoscere ostacoli. La prima ragione per cui il territorio in Italia è consumato così voracemente è perché la speculazione edilizia è oggi l’investimento migliore. Ma non è solo il costruttorerapace il motivo per cui tanti abusi sono perpetrati ogni giorno, non è solo il privatoa trarne profitto monetario. Coloro che dovrebbero vigilare sul territorio, vale a dire i Comuni, sono spesso complici nella monetizzazione del suolo.
Secondo il Rapporto annuale Istat 2008 “l’espansione dell’urbanizzazione ha conosciuto negli ultimi decenni un’accelerazione senza precedenti, che si è prodotta in assenza di pianificazione urbanistica sovra-comunale in importanti aree del Paese (Mezzogiorno, Veneto e Lazio tra tutte) [..] Nel periodo 1995-2006 i Comuni italiani hanno rilasciato in media permessi di costruire per 3,1 miliardi di metri cubi, pari a oltre 261 milioni di metri cubi l’anno”.
Nel dossier “2009 l’anno del cemento, il WWF registra che “dal 1956 al 2001 la superficie urbanizzata del nostro paese è aumentata del 500%,il consumo del suolo ha viaggiato al ritmo di 244000 ettari l’anno,  ogni giorno in Italia vengo cementificati 161 ettari di terreno”.
Tra i paesi d’Europa, l’Italia è quello che da anni ha il più basso tasso di crescita demografica e contemporaneamente il più alto tasso di consumo di territorio. Dato che il cemento non cresce spontaneamente e dato che la nostra nazione detiene orgogliosamente il record di case sfitte in Europa, (il 24% sul totale degli appartamenti, contro una media europea dell’11,8%), questo paradosso della crescita ingiustificata non può che prendere il nome di speculazione. Come sottolinea l’urbanista Edoardo Salzano: “oggi il territorio è semplicemente uno strumento per la costruzione di case, e di case che restano vuote, spesso”.
ANALISI, CAUSE, CONSEGUENZE
Se si considera il problema da un punto di vista storico, la prospettiva si fa ancora più chiara. In Italia infatti il consumo annuo di cementoè passato dai 50 kg pro-capite del 1950(nel pieno boom edilizio della ricostruzione), ai 400 kg pro-capite del 2007; il che non ha alcun senso. Una tendenza alla crescita chiaramente speculativa che è sotto gli occhi di tutti e che non pare arrestarsi neanche in tempo di crisi.
Cantieri che spuntano anche in posti impensabili, senza risparmiare parchi, zone protette e sottoposte a vincoli, di natura ambientale, paesaggistica o architettonica. E’ certamente più attraente un insediamento residenziale nei pressi di una riserva naturale, magari tutelata dall’Unesco, rispetto ad un ennesimo condominio nella periferia già urbanizzata e affollata di una metropoli inquinata.
In Italia esistono sempre più persone che sognano un modello di sviluppo urbano alternativo, ma coloro che si oppongono al consumo del territorio, alle Grandi Opere Inutili, agli ecomostri, alle discariche e agli inceneritori vengono immediatamente messi a tacere con la retorica del NIMBY (Not In My Backyard – non nel mio giardino). Difendere i beni comuni (l’interesse di tutti) dalle speculazioni dei privati (l’interesse di pochi), un tempo si chiamava semplicemente buonsenso.
La spinta al consumo di territorio viene spacciata all’opinione pubblica come una necessità dell’economia, che avrà certamente ricadute positive sul benessere dei cittadini:“il nuovo polo commerciale porterà posti di lavoro, sviluppo, nuovi investimenti”. Dunque, visto il tasso di cementificazione di cui l’Italia detiene il record, dovremmo essere una delle locomotive economiche d’Europa nonché il Paese dove il livello di qualità della vita è più alto. E invece non è così, è vero anzi il contrario, l’equazione cemento= sviluppoè fasulla poiché si basa su premesse infondate, ma nonostante ciò, largamente condivise.
Come uscirne? Reagendo al saccheggio delle risorse naturali e dei beni pubblici, opponendosi all’urbanizzazione incontrollata, denunciando le speculazioni, pretendendo città vivibili, informandosi e tenendo bene a mente che la difesa del paesaggio e del territorio non è un lusso, ma uno dei migliori investimenti per un futuro sostenibile.

Il problema della copertura del suolo in Europa:

 “Ogni anno in Europa una superficie equivalente a un’area più estesa di Berlino cede il passo all’espansione urbana e ad infrastrutture di trasporto.” è l’incipit di un comunicato introduttivo allo studio presentato dalla Commissione Europea sulla strategia tematica per la protezione del suolo.
Gli effetticoinvolgono le caratteristiche del terreno e la sua capacità di ospitare e supportare le diverse attività antropiche, dall’urbanizzazione alle infrastrutture all’agricoltura contigua. Alla riduzione della fertilità dei terreni si affiancano infatti una minore capacità del suolo di assorbire l’acqua piovana, causa di smottamentie frane, una minore traspirazione del terreno, che porta a cambiamenti nei microclimi locali(si pensi ai microclimi delle zone totalmente asfaltate dei grandi centri urbani), una frammentazione degli ecosistemi, con perdita della biodiversità e delle funzioni locali del terreno.
DAI TEMI GENERALI AI TEMI PARTICOLARI: REVAMPING, IL  PROGETTO DI ITALCEMENTI A MONSELICE.
Italcementi di Monselice propone di sostituire i tre vecchi forni con un “nuovo forno di cottura tecnologicamente all’avanguardia”, garantendo un abbattimento del 50% delle emissioni in atmosfera, una riduzione nel consumo di risorse e la garanzia occupazionale. Ma vediamo d’inquadrare il contesto di questo progetto.

Convivere con TRE Cementifici. Nell’area del Parco regionale dei Colli Euganei, in un raggio di 5 Km, si trovano tre attività industriali classificate come insalubri di 1° classe (n. 33 B, D.M. 05.09.1994), che attualmente impiegano circa 300 addetti  (un centinaio a Italcementi), più qualche centinaio nell’indotto.

Questi impianti sono responsabili di emissioni straordinariamente importanti di Ossidi d’Azoto, Ossidi di Zolfo e Polveri, più altri inquinanti molto pericolosi presenti. Dai dati forniti da Arpav: “Un cementificio produce tanto Pm10 quanto 300.000 auto e gli stessi ossidi d’azoto di 180.000 veicoli che in un anno percorrono 10.000 chilometri”. Non deve quindi stupire se nel 2008 ad Este e a Monselice si sono registrati oltre 70 superamenti del valore limite medio giornaliero. Ricordiamo che per il Pm10 il numero di superamenti ammesso per legge è di 35 volte anno. Guardando i dati ricavati dal registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti), frutto delle autodichiarazioni delle aziende, verifichiamo che nel 2005 solo i due impianti di Monselice hanno emesso circa: 3.000 kg di benzene, 15 Kg di mercurio, 30 t d’ammoniaca, 290 t d’anidride solforosa, 2.200 t d’ossidi di azoto, 120 t di PM10, 1.800.000 t d’anidride carbonica. Questi dati rappresentano solo una parte dell’inquinamento prodotto, dato che non sono riportati altri inquinanti (Metalli pesanti, policiclici aromatici, diossine ecc.) sulla cui pericolosità nessuno può nutrire ancora dubbi.

La presenza di tre cementifici in pochi Km quadrati ha portato questa zona ad essere inserita nelle quattro aree più inquinanti e inquinate del Veneto, insieme a Porto Marghera, Porto Tolle e Val del Chiampo. Per tale motivo il Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera individua nei Comuni di Este e Monselice un’area che necessita d’interventi di tutela ambientale data l’elevata densità di cementifici presenti, l’intenso traffico di automezzi pesanti determinato dalla presenza degli stessi e dalle importanti e trafficate arterie stradali.

Il 17/03/2010 l’azienda Italcementi S.p.A. Cementeria di Monselice, ha presentato alla Provincia di Padova la domanda di VIA e d’Autorizzazione Integrata Ambientale, per un progetto di “Adeguamento tecnologico alle migliori tecniche disponibili” degli impianti della cementeria Italcementi di Monselice – denominato “Revamping”. L’aziendapropone di sostituire i tre vecchi forni con un “nuovo forno di cottura tecnologicamente all’avanguardia”, una nuova torre di “preriscaldo” alta 89 m s.l.m., prevedendo un notevole abbattimento delle emissioni in atmosfera, una riduzione nel consumo di risorse e una garanzia occupazionale.
Il costo totale per la realizzazione dell’intervento è di 160 milioni, un investimento per il quale i Dirigenti di Italcementi dichiarano, senza dimostrare come, di poter rientrare in 10 anni, escludendo per il nuovo impianto l’utilizzo del CDR (combustibile derivato da rifiuti) a meno che non sia richiesto dalle autorità competenti.
Contro questa ristrutturazione, si sono prontamente mobilitati i Comitati e le associazioni per la difesa della salute e dell’ambiente, affiancati da un inaspettato fronte trasversale composto da molte amministrazioni del territorio. Anche la società civile si è mobilitata, alcune associazioni di categoria e i Consigli Pastorali delle Parrocchie hanno preso una netta posizione. Un confronto dai toni aspri, che ha prodotto spaccature nei partiti, nelle associazioni, nella rete comunitaria del territorio.
I motivi dell’opposizione sono svariati e s’intrecciano con paure e diffidenze alimentate da 50 anni d’inquinamento. Innanzitutto è palese il conflitto con l’art. 19, comma 1, lettera “c” delle NTA del Piano Ambientale del Parco Colli Euganei, che definisce incompatibili con il Parco “gli impianti produttivi ad alto impatto ambientale, quali le cementerie”.
Nei dati forniti dall’Aitec (Associazione italiana tecnico economica cemento di Confindustria), si evince che la produzione di cemento in Italia si è ridotta circa del 30%, passando dai 48 milioni di tonnellate del 2006 ai 34 milioni di tonnellate nel 2010. Un calo riconfermato nelle relazioni trimestrali del 2011.  
Preoccupa molto anche l’utilizzo come combustibile, di 100.000 t/anno di Pet-coke, uno scarto tossico e nocivo, divenuto un vero e proprio combustibile grazie a provvedimenti legislativi.. La sua composizione, comprendente oltre ad IPA (in particolare benzopirene), ossidi di zolfo e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio, richiede che sia movimentato con cura per evitare di sollevare polveri, che inalate, possono provocare gravi rischi per la salute.
IL TAR AVEVA BOCCIATO IL REVAMPING – Il Consiglio di Stato ora  ha dato il via libera
Con la sentenza n. 803/2011 del TAR del Veneto, sono state accolte le tesi dei Comitati “Enoi?” e “Lasciateci respirare” confermando che l’intervento di Revamping dello stabilimento di Italcementi situato nel Parco dei Colli Euganei, è contrario alle normative vigenti. Altri ricorsi al tar ed al Consiglio di Stato sono pendenti promossi dalle Amm.ni Comunali di Baone e di Este,.
Il 29 febbraio 2012 è stata pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato che invece accoglie pienamente le tesi di Italcementi e dei suoi sostenitori, definendo l’intervento proposto come un semplice adeguamento tecnologico e quindi non in contrasto con le norme ambientali, accettando il concetto che una torre di 89 metri in piena area Parco, possa essere considerata un manufatto di  “qualità architettonica apprezzabile, in linea con le tendenze dell’architettura contemporanea”. 
A Nostro avviso, questa nuova ciminiera, con i suoi 89 metri, produrrebbe invece, un impatto visivo difficilmente mitigabile, marchiando il territorio con un biglietto da visita che allontanerà residenti, turisti ed investitori, con pesanti ricadute sull’intera economia del territorio.
Precisiamo che tutto questo potrebbe avvenire di fronte ad Arquà Petrarca, uno dei borghi medievali più belli d’Italia, che ospita la casa dove morì il poeta e la sua tomba, meta di pellegrinaggio per moltissimi turisti e letterati che ogni anno arrivano da tutto il mondo. Nei prossimi anni potrebbero avere come sfondo questo moloch, monumento all’arroganza del partito del cemento, per altri trenta anni. Gratterà il cielo di quei colli Euganei che il poeta inglese Shelley immortalò in un suo poemetto, ma che oltre ad una bellezza straordinaria, vantano anche la più alta concentrazione europea di cementifici.
IL PUNTO AGGIORNATO
Ora manca l’Autorizzazione Integrata Ambientale della Provincia di Padova e il “permesso a costruire” del Comune di Monselice, ma nel giro di pochi mesi i lavori potrebbero partire con un enorme ed irreparabile danno. Il 2 Maggio 2012 il Tar del Veneto sarà nuovamente chiamato a pronunciarsi sul progetto a seguito del ricorso avverso presentato dai Comuni di Este e Baone. Sempre al Consiglio di Stato è invece pendente un ricorso sempre degli stessi Comuni che protestano per l’esclusione dalla “convenzione” siglata dal Comune di Monselice, Parco Colli e Italcementi.
Conclusioni e proposte al Consiglio Comunale di Battaglia terme.

Salviamo il territorio ed il paesaggio:

Negli ultimi 30 anni abbiamo cementificato un quinto dell’Italia, circa 6 milioni di ettari, e in Italia ci sono 10 milioni di case vuote, eppure si continua a costruire. I suoli fertili sono una risorsa preziosissima e non rinnovabile e li stiamo perdendo per sempre.
Da qui la necessità di aderire ai Comitati locali del Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio  –  Difendiamo i Territori” che è un aggregato di associazioni, Istituzioni comunali  e cittadini di tutta Italia che, mantenendo le peculiarità di ciascun soggetto, intende perseguire un unico obiettivo: salvare il paesaggio e il territorio italiano dalla deregulation e dal cemento selvaggio.
Quanto sia delicato ed importante il nostro territorio comunale è sotto ai nostri occhi in termini di  crisi attuale e di prospettiva: solo il turismo e la qualità della vita potranno far rinascere Battaglia e ridare ad essa un ruolo, un’anima ed una funzione.
Attraverso il Forum ci si propone di mettere in campo azioni concrete a tutela dei nostri territori e della loro bellezza. La loro salvezza è legata indissolubilmente alla nostra qualità della vita, ciò che ci ha reso orgogliosi e famosi in tutto il mondo. Vogliamo difendere il suolo fertile e l’integrità del paesaggio che sono la principale garanzia per il futuro del nostro territorio, del turismo, della nostra agricoltura e dei nostri prodotti tradizionali, della salubrità dei luoghi in cui abitiamo e della biodiversità naturale ivi presente.
Il Forum nazionale, in vista della predisposizione di un disegno di legge finalizzato a porre un limite al consumo di suolo ed alla salvaguardia del paesaggio, sta trasmettendo ai i sindaci di tutti i Comuni italiani le schede per un Censimento delle abitazioni e dei fabbricati industriali vuoti, sfitti o non utilizzati, e dei terreni ancora liberi, ma destinati dai piani urbanistici a fini insediativi e infrastrutturali.
Con questo documento intendiamo chiedere ai
 nostri Amministratori la compilazione, a cura degli uffici competenti, delle schede di censimento .
A questo fine si chiede che il Consiglio Comunale di Battaglia Terme  approvi un apposito Protocollo d’Intenti, che preveda:
•  il coordinamento stabile di tutti i Comuni per la formazione e la gestione di un organico ed unitario sistema territoriale agro-ambientale in grado di promuovere e sostenere politiche integrate, progetti ed azioni a sostegno dell’agricoltura, e per verificare la possibilità di dar vita ad un vero e proprio Parco agro-paesaggistico, economicamente sostenibile e fruibile da parte dei cittadini, che valorizzi le aree di pregio naturalistico e la rete dei corsi d’acqua, le valenze ambientali e paesaggistiche delle campagne;
•  la richiesta alla Regione Veneto di attivare anche nella nostra provincia un reale processo partecipativo per l’elaborazione del Piano Paesaggistico Regionale e, in quest’ambito, di avviare nell’area provinciale padovana e nelle sue adiacenze, un progetto pilota sperimentale  finalizzato alla riqualificazione dei paesaggi periurbani, con particolare attenzione per il possibile ruolo multifunzionale dell’agricoltura.
Oggi l’utilizzo del suolo è diventato un mezzo finanziario: costruisco perché voglio capitalizzare, quindi mi serve una rendita,  per poi chiedere alle banche altri  soldi per costruire ancora.
Tutto al di fuori del pubblico interesse e molto spesso anche dalla legalità. Questa devastazione del territorio rappresenta un modello di sviluppo finto e da cambiare completamente e rapidamente. Questo incapacità ad immaginare un modello alternativo è un segnale di vuoto politico ed amministrativo e di assenza di progettazione futura.
Questo documento vuole aprire una riflessione generale sui temi dello sviluppo, del suo attuale modello, sui temi dei  cambiamenti climatici e  sul rispetto della vita e della sua qualità.


Paolo Bonaldi 

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