Riflessioni

Natalino Boris Furlan

Dopo l’approvazione del Decreto per lo sviluppo, tutti i commentatori si sono impegnati a discutere e commentare i numeri della maggioranza che sostiene Berlusconi e la lista “dell’ultimatum” presentato dalla Lega.
Dimostrando quanto forte sia il “teatrino dell’informazione italiana”, solo in alcuni quotidiani ci si é cimentati nell’analisi della contraddizione tra le indicazioni espresse dal voto referendario e  quelle del voto della maggioranza parlamentare.
Impermeabile ai segnali che arrivano dalla società italiana, il centro destra persegue l’obiettivo di «fare le riforme» alla greca (cioè dissanguare il popolo) e al contempo organizzare la propria sopravvivenza.
Il doppio voto recente (amministrativo e referendario) ha dato un segnale forte.
C’è un’Italia (forse maggioritaria) che genuinamente condivide preoccupazioni di lungo periodo e che sostiene un’idea di riforme radicalmente opposta a quella che  negli ultimo 20 anni ci è stata proposta: un riformismo che liberalizzando privatizza, che flessibilizzando precarizza, che modernizzando fa scempio del territorio.
Ora, da parte del PD, il messaggio uscito dalle urne deve essere interpretato politicamente con una visione alta, riformista nel senso nuovo (o antico) del termine. Un progetto in grado di dare voce ai quei milioni di italiani che si attendono uno Stato in grado di difendere i propri cittadini da politiche finanziarie drogate, dagli appetiti di gruppi industriali insaziabili, da ogni interesse che sia a scapito di quello collettivo.
                 
Este, 23 giugno 2011
                                                                           Boris N. Furlan

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