risposta a Lunghi e Mamprin

Il mercato non fa sconti a nessuno e tutti sapevano molto bene che tre cementifici nell’area Monselice-Este con una contrazione del mercato del 50% non avrebbero resistito.  Era nelle cose che il comparto del cemento avrebbe subito un fortissimo ridimensionamento. Lo dice anche la relazione della Regione Veneto nelle premesse all’intesa firmata anche da Lunghi. Una amministrazione seria doveva prepararsi a questo evento con proposte occupazionali alternative, coinvolgendo gli Enti Locali limitrofi, il Parco, la Regione invece di restare inerme a sostenere un opera che non aveva futuro e che non rappresentava la vocazione economica dell’area. 
Ora il Re è nudo ed va alla ricerca di capri espiatori: quelli che non la pensano come lui sullo sviluppo economico della nostra area!

Fin dal primo momento noi abbiamo chiesto un tavolo per governare questa fase e ricercare alternative occupazionali, ma Lunghi e Mamprin si sono sempre opposti rimarcando così la loro scarsa lungimiranza ed autonomia politica.
Lunghi e Mamprin cercano di spostare l’attenzione di questi giorni sui cambiamenti di fronte di molti dei loro cercando e proponendo una inutile caccia alle streghe, continuando nella loro politica tesa ad alimentare lo scontro e a  cercare “untori”.Perchè non propongono anche una class-action contro il TAR? La class action non ha presupposto legale. L’unico presupposto è la imminente campagna elettorale a Monselice.
Noi non ci stiamo. La leggittimità dell’azione dei nostri due Comuni è stata riconosciuta dai tribunali. E il cambio di rotta dell’Italcementi non è dovuto all’impossibilità di realizzare il revamping ma per le diverse scelte aziendali della proprietà. In poche parole il mercato in assenza di una azione unitaria della politica ha fatto le sue scelte. La politica poteva governare questi processi di riassetto di un settore in crisi ma nonostante le nostre richieste non lo ha fatto e adesso assistiamo al balletto dell’ipocrisia in cui tutti cercano di scaricare responsabilità ma soprattutto assenza di idee e prospettiva.Insomma la realtà è complessa e in questa situazione non servono amministratori agitatori che buttano benzina sul fuoco ma amministratori che sappiano unire il territorio per ricercare insieme alternative occupazionali,  per cercare soluzioni percorribili.L’unica cosa di cui ora non si ha bisogno è la demagogia da campagna elettorale. In questo contesto va iscritta la ridicola iniziativa della reiterata class-action, rispoverata dopo diversi mesi per spostare l’attenzione pubblica da comportamente ballerini dei loro assessori e consiglieri.
Insomma la nostra proposta è quella di unire nella ricerca di scelte coerenti con la vocazione del nostro territorio che portino occupazione, cosa che l’amministrazione di Monselice non ha mai fatto.
Lunghi e Mamprin fin dall’inizio hanno scelto la strada della mancata condivisione e delle scelte unilaterali, lavorando per dividere le nostre comunità e la popolazione. E’ stato un errore terribile che ora cercano di mascherare con l’attacco ai supposti “untori” rei di avere idee diverse sullo sviluppo economico dell’area.
Sappiano Lunghi e Mamprin che non ci faremo intimorire e ricordiamo a chi evidentemente ha la memoria corta che anche il Consiglio Comunale di Monselice, vale a dire il suo comune, ha bocciato il revamping.
Faranno una class action anche contro i consiglieri che non hanno condiviso il pensiero dei due primi cittadini di Monselice?

Francesco Corso e Giancarlo Piva

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