Storie di normale vita italiana

Ho sempre promesso al webmaster Leonardo di scrivere un intervento. Per problemi di tempo riesco a farlo solo ora: che il grande Leo mi perdoni.
Dunque, so che dovrei prendere un argomento, svilupparlo con dati e proposte e via dicendo,… ma lasciatemi divertire un po’. Anche questo serve in un blog.
Lasciatemi sviluppare un brainstorming di varie considerazioni.
Lasciatemi raccontare due storielle che sembrano distanti e poi lasciatemi trovare improbabili collegamenti.

Protesta studenti.

C’è stato un bellissimo incontro con ricercatori e studenti Giovedì 17 Febbraio per discutere dei temi della cosiddetta “Riforma Gelmini”. Interessantissimo, utilissimo, dibattutissimo. Ma vuoto. Quindici persone, relatori compresi. Organizzato male? No, perché abbiamo passato a tappeto tutta Este con volantini e mail. Dov’è il problema dunque?
Il problema è che ormai non appare più in tv la questione.
Alla gente interessava finché il tema era caldo, discusso, trasmesso in quella scatola a tubo catodico. Ricordo che bello era marciare per Padova con automobilisti allegri che suonavano il clacson e ci alzavano il pollice per dirci “Siamo con voi”, vigili che inscenavano un balletto quando passava la musica del corteo, bancari e segretari che si affacciavano dai palazzi di via Trieste incoraggiandoci. Ma è passato. È stato coreografico e per un attimo abbiamo fatto finta tutti quanti di interessarci al futuro degli italiani di domani. In realtà il problema oggi è sopravvivere al giorno seguente. Non c’è un progetto di crescita, altrimenti il taglio alla ricerca non sarebbe giustificato. Governo dopo governo il problema è sempre quello di accontentare gli elettori sul breve termine. Non di mandare avanti un paese. Di spingere avanti i cittadini più giovani.
Sotto ai 25 anni la disoccupazione viaggia sul 26,2% . Per ora ci si arrangia tenendo attaccato il cordone ombelicale ai genitori, ma andando avanti, fra un’altra generazione, che cordone ombelicale garantirai ai futuri giovani? Non sarò un economista, ma dipendere da genitori che vivono di stenti non so quanto vantaggioso sia.
E i genitori che fanno? I genitori sperano che il proprio pargolo entri a Medicina. Altrimenti qualcosa succederà. Questa dei giovani precari è una situazione nuova per loro e quindi forse sono in parte giustificati.

Il discorso del re

Mi sono trovato la sera di Giovedì 31 Marzo in una situazione strana, che sapeva di antico. Al cineforum organizzato da Non solo Spettatori c’è stato il pienone per “Il discorso del re”. Voglio dire, ragazzi, potevate benissimo andarvelo a vedere in un multisala stile Cineplex, dove si entra, si guarda, si esce. In velocità. Eppure no, la gente per una sera, di comune accordo, ha deciso di rispolverare i vecchi cinema di paese, quelli lasciati con i tetti a penzoloni (ogni riferimento ad altri cinema estensi è puramente casuale), quelli dove era il cinema a scegliere per noi cosa dovevamo vedere, non mille proposte tra Animazione, Commedia, Drammatico, 3D. Ebbene sì, 3D. Pensavate potesse funzionare solo a Gardaland, eppure eccolo lì, nel vostro “cinema”, a farvi vedere storielle prive di spessore, ma che attirano perché sembrano uscire dallo schermo.
Cavolate che escono dallo schermo insomma (ogni riferimento a Bruno Vespa è puramente casuale).
La gente per un attimo ha riscoperto quindi cos’era il Cinema. Il Romanticismo e le emozioni che ci accompagnavano nell’andare a vedere un film in compagnia, qualcosa di non troppo elaborato, ma che dava serenità.
Ora invece si segue l’onda emotiva della pubblicità che ci fa credere di volere più scelta, più movimento, qualcosa di più grande. In tutto. Dai negozietti dove il negoziante esponeva i prodotti e con il quale ci si poteva fermare a chiacchierare, siamo passati al Bennet dove negli scaffali trovi quello che cerchi. Voglio quello, trovo quello. Punto. L’operazione “compere” viene svolta nel massimo dell’efficienza e velocità.
Tutto per risparmiare tempo. Tempo per cosa? Per andare al Cineplex (ed eventualmente fermarmi a fare uno spuntino al Mc Donald’s)
Mordi e fuggi. Ovunque.
Eppure cos’era successo quella sera? Perché la gente improvvisamente si è sentita viva e desiderosa di riscoprire un tempio come il Farinelli? Certo, il film era stato osannato dai critici e dagli Oscar, ma ciò non giustifica la massiccia presenza estense.

Allora vi dico io qual è la verità. E ve la ricollego pure con gli studenti “casinari, fuori corso e dei centri sociali” che hanno protestato a Dicembre.
La verità è che la Gente sotto sotto rimpiange i tempi più tranquilli, quelli con meno lussi e scoperte tecnologiche, ma con rapporti più stretti con le persone.
Vede inesorabilmente avanzare la tecnologia, il mercato e tutte queste grosse parole che ci danno l’illusione di essere vicini alla perfezione, ma dentro di loro, le Persone, sanno che si sta perdendo qualcosa nel cammino. Qualcosa che era autentico.
La maledetta infausta bastarda Crisi poi ha minato inoltre le poche solide certezze che avevamo sul Progresso e, le Persone, sentono che non possono dirsi del tutto innocenti. Un po’è colpa loro se il mondo va così.
E i nati negli ultimi trent’anni (ad esser ottimisti) sono le vittime sacrificali. Colpevoli di nulla, ma la situazione è questa. Punto.
“Una volta era tutto più bello” dice qualche romantico nostalgico.
“Una volta era tutto più difficile” dice qualcuno che vede i passi da gigante dell’evoluzione tecnologica.
“Non m’interessa nulla di Una volta” dice lo studente, “io voglio solo sapere come sarà il domani”.
E il domani è minato dalle scelte e dalle politiche portate avanti dai nostri padri. Ci troviamo per la prima volta con meno aspettative, meno sogni rispetto ai nostri genitori. Forse il vostro mondo prometteva di più, la politica interessava maggiormente perché mostrava delle vie per il definitivo riscatto delle Persone, per la Giustizia. Per l’Eden insomma. Ora io, ventenne, non posso appassionarmi di politica: non mi mostra un sogno (realizzabile o meno che sia); essa mi mostra solo “qual è il meno peggio e qual è il più peggio”. Devo andare a votare gente che il suo sogno se l’è già fatto (e si è pure svegliata), e ora devo solo sperare che combini qualcosa di buono con l’esperienza che si sarà pur costruita. Nient’altro.
E allora ci si prova, c’è chi, stolto, come me, prova a emozionarsi con la politica e si butta. Non so come fosse ai vostri tempi, ma da quel che si narra dev’esser stato più facile quando tutto un Paese ruotava impazzito attorno ai partiti. Ora il clima che si respira non è proprio di fiducia.

Ma Leo mi dirà: “Stai divagando ragazzo, torna al film”.
Torno al film. E agli studenti.

Immaginate questi studenti, con la psicologia e i pensieri che vi ho appena descritto.
Prendete i loro padri, le loro madri, che nell’inconscio (nell’ES di Freud) sanno che non possono definirsi innocenti per tutto quello che sta accadendo. Non sono i responsabili, certo, ma l’hanno permesso. E allora siamo proprio sicuri che vogliano andare a sentire, andare ad informarsi di cosa sta per succedere ai loro figli nel prossimo futuro? Se tuo figlio diventerà ricercatore nel campo della medicina, contribuirà a salvare molte vite. Tu però dovrai salvare la sua dal mutuo. È il paradosso italiano.
I tempi che stanno arrivando non sono più così radiosi come ci aspettavamo, ma abbiamo una certezza: nel momento più duro bisogna cercare di stare vicini. Il dolore affrontato da una persona sola non passerà mai, la sovrasterà. Affrontato insieme lo si placherà. E in questi termini penso che la gente stia cominciando a pensare alla vita. L’isolamento a cui una società di consumo sfrenato come la nostra stava portando non ha retto. L’individualismo, l’aspirazione alla propria superiorità e imposizione sugli altri non può più continuare. Ecco il perché della serata al Farinelli.

Magari lo vedrò solo io, ma quella serata del “Nuovo Cinema Paradiso estense
l’ho vista come un ritorno ad una vita più semplice, più felice. Le Persone vogliono questo, una città vivibile, umana. Non asfittica. A questo dovrai puntare Giancarlo. I lavoratori, gli studenti, i loro padri e parenti tutti avranno da qui a breve una guerra da fronteggiare, viste le poche speranze che i grafici sulla ripresa ci stanno fornendo. Ciascuno la propria, ma vissuta insieme agli altri. Fa’capire ai tuoi cittadini che non vi sarà isolamento perché loro vorranno la coesione. Una città blindata con proprie polizie, con ronde è solo uno spauracchio. È un’aggiunta di Paura alla già troppa esistente. E un’aggiunta troppo strumentale ai nobili fini del voto. Opponiti a questa Paura con l’idea di una città Vivibile ed Umana e avrai la conferma di tutti i tuoi cittadini.

In bocca al lupo
Alberto Roman

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