Toponomastica femminile a Este

Nelle ultime settimane e’ stata lanciata in rete a livello nazionale una iniziativa sulla toponomastica femminile che giudichiamo molto significativa e della quale condividiamo i presupposti.


Per spiegare il senso dell’iniziativa vi riportiamo un testo tratto dal sito Dalla parte delle donne:


“Via Garibaldi, Corso Cavour, Piazza Mazzini, Viale Vittorio Emanuele, ecc. ecc. Le strade delle nostre città pullulano di nomi altisonanti ma, fateci caso, quanti di essi appartengono a donne? Una minima parte. Questo nonostante la presenza storica, ormai universalmente condivisa, di tante donne illustri. È questa la realtà che chiunque può verificare agli angoli di ogni strada, a patto che si abbia a cuore la questione.


 Già, perché da qualche tempo una studiosa, Maria Pia Ercolini, ha deciso di portare alla ribalta il tema. Lo ha fatto creando un gruppo su Facebook dal nome tanto essenziale quanto esplicativo: Toponomastica femminile.


 La battaglia potrebbe apparire marginale ai più, ma Maria Pia Ercolini non è di questo avviso. “Il cambiamento culturale passa attraverso i simboli – afferma -, che si imprimono nell’immaginario collettivo e non si correggono con la sola razionalità”.


E di un cambiamento ce n’è assolutamente bisogno, anche perché il problema non è affatto circoscritto alla sola Italia. “A Parigi – spiega – compaiono 200 nomi di donne a fronte di 4.000 nomi maschili mentre a Ginevra le intitolazioni femminili si assestano intorno al 4%”.


Le fredde statistiche forniscono immediatamente la dimensione del fenomeno ma il problema principale è che molti non se ne accorgono. “Monumenti, targhe, luoghi di memoria – continua Ercolini – sono lo specchio di una cultura rigidamente androcentrica e inconsciamente condivisa. L’invisibilità delle donne nel linguaggio, nella segnaletica stradale e nella toponomastica contribuisce a renderci corpi più che persone, con tutto ciò che questo comporta”. La toponomastica assume così il ruolo di un vero “rilevatore sociale nascosto”.


E se si vuole compiere il primo passo, quale mezzo migliore dei social network? Il gruppo su Facebook ha già avuto più di 600 adesioni nelle due settimane successive all’apertura. Un segnale incoraggiante che mette in evidenza come un gran numero di donne (ma anche alcuni uomini) siano disposti a mettersi in gioco per cambiare la situazione. Nel gruppo si può intervenire partecipando ai lavori per la mappatura della toponomastica della propria area e contribuendo alle discussioni sulle donne meritevoli di un’intitolazione a un luogo cittadino.”


Stimolate da questa iniziativa abbiamo fatto una verifica sulla toponomastica estense. Ad una prima valutazione i nomi femminili sono sicuramente meno del dieci per cento (intorno al sei per cento…)!!! Anche nella nostra realtà vi e’ perciò necessita’ di intervenire per iniziare a modificare l’evidente sproporzione. Che assume un forte significato simbolico.


La prima iniziativa potrebbe essere intitolare una via o una piazza ad una archeologa, Giulia Fogolari, che per il nostro territorio denso di testimonianze sulla civilta’ veneto antica e’ una figura di grande spessore. Sotto alleghiamo una breve biografia.


Aspettiamo l’adesione di tante/tanti estensi per poter dare forza alla proposta.


Morena Cadaldini, Luisa Cagnotto, Rosa Rizzato e Silvia Ruzzon





Dal sito del Museo Nazionale Atestino:


GIULIA FOGOLARI


Alla morte di Callegari nella direzione del museo succede Giulia Fogolari, che dal 1939 era l’unica ispettrice della Soprintendenza alle antichità delle venezie.


Tra gli anni cinquanta e sessanta opera in tutto il territorio veneto (ad esempio Adria, Montebelluna, Mel, Aquileia) e segue moltissimi scavi in quello atestino.


Nel 1957 cura una nuova edizione della guida del museo.


Nel 1963 la Fogolari diviene soprintendente e affida l’incarico della direzione del museo di Este a Maria Luisa Rinaldi, giovane ispettore della soprintendenza.


Nel 1965, quando Maria Luisa Rinaldi deve lasciare Este per trasferirsi a Roma, la Fogolari nomina direttrice del museo Anna Maria Chieco Bianchi. Lo stesso anno pubblica su “Studi Etruschi” uno studio di puntualizzazione cronologica delle fasi centrali della cultura atestina.


Parallelamente al lavoro di soprintendente, Giulia Fogolari è docente universitaria a Padova e si dedica ad un’intensa attività editoriale con importanti pubblicazioni sul Veneto preromano.


Nel 1978 lascia la soprintendenza per dedicarsi esclusivamente all’insegnamento universitario e agli studi di protostoria veneta. La passione per lo studio dei Veneti antichi la accompagnerà fino alla morte, avvenuta il 12 gennaio 2001.

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