UN PARCO DA RIVALUTARE, NON DA CANCELLARE

Difficile dire se sia più allarmante la sconvolgente proposta di legge regionale sui parchi, quello dei Colli in particolare, o l’assoluta mancanza di ogni reazione a questa proposta. Chi ha veramente a cuore la sorte del nostro Parco deve tentare di muoversi in entrambe le direzioni: contrastare cioè il pericoloso disegno della Regione, ma anche dare una salutare scossa al Parco stesso.
Per quanto riguarda la proposta della Giunta regionale, arduo pensare a qualcosa di più rozzamente disfattistico.
Ammesso anche che il “riordino” che essa prevede portasse a qualche risparmio (che  vuole essere tra i principali obiettivi dell’iniziativa di legge), il risultato sarebbe solo illusorio perchè in ogni caso, così come è congegnata, la proposta porterebbe a un organismo vuoto e inefficace, e quindi del tutto inutile. Tanto varrebbe, a questo punto, eliminarlo completamente!
In particolare la proposta punta a togliere non solo le competenze “urbanistiche” al Parco, ma addirittura anche quelle paesaggistiche, lasciandogli solo quelle “naturalistiche”. Al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche dovrebbero provvedere i singoli Comuni (!!) e il Parco dovrebbe dotarsi di un “piano naturalistico” al posto, si presume, dell’attuale Piano Ambientale. Una manovra, nel complesso, da elefante in un negozio di cristalli, anche solo dal punto di vista formale. Basti dire che la proposta, mentre abroga la parte della legge 38 relativa agli organi di gestione, lascia in piedi quella relativa alle finalità del Parco e ai contenuti del Piano Ambientale e alle stesse funzioni della Commissione Tecnica. Come si concilierà quindi tutto questo con la nuova visione solo “naturalistica”? Ci si rende conto di quali complicazioni burocratiche si innescherebbero proprio a scapito dei cittadini (danni ambientali a parte)?
Qui comunque, aldilà dell’assurdo pasticcio formale, c’è il vero contrasto di fondo tra due ben diverse concezioni del Parco. Ridurre un Parco come quello dei Colli Euganei a un “parco naturalistico” è una operazione culturalmente miope e rozza, da “ambientalisti” di facciata. Questo Parco ha certo una straordinaria valenza naturalistica, ma ne ha almeno altrettanta sotto il profilo storico-culturale. E questi aspetti sono tutti inscindibilmente intrecciati tra loro e, insieme, non possono non coinvolgere le scelte di gestione del territorio, cioè le scelte “urbanistiche”.
E’ su questa impostazione unitaria che sono basati tanto la legge istitutiva del Parco (la 38 dell’89) quanto, soprattutto, il Piano Ambientale. Rimettere in discussione questa impostazione è una operazione deleteria, di assoluta retroguardia culturale. La vera sfida è invece quella di valorizzare finalmente come merita questa impostazione. Quella che non ha funzionato e continua a non funzionare è soprattutto la capacità di far fruttare tutte le enormi potenzialità di un Parco così straordinariamente ricco di interessi come questo dei Colli. E’ qui che c’è davvero lo spazio per un maturo, costruttivo, trasversale confronto.
Vent’anni di esperienza vanno responsabilmente sfruttati per fare dei convincenti passi in avanti, non per un disfattistico salto nel buio. Si discuta francamente sulla efficienza dell’Ente (ce n’è sicuramente bisogno!) e si punti a un condiviso piano di rilancio. Prima ancora che di risorse è un problema di sensibilità e di idee: quanti sperperi inutili potremmo elencare (magari disinvoltamente condivisi da tutti).
In questa direzione potrebbe certo esserci lo spazio anche per snellire la struttura dell’Ente. Nessuno forse, per fare solo un esempio, rimpiangerebbe l’inutile Comitato Tecnico Scientifico! Ma stroncare un’esperienza così importante per una specie di rancoroso capriccio rappresenterebbe veramente una irresponsabile e imperdonabile colpa storica.
                                                    Gianni Sandon
                                   Consigliere Ente Parco Colli Euganei


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