Uno strano silenzio

E’ oramai tempo di vacanza e secondo un classico rito , che si ripete quasi sempre uguale, il governo si appresta a emanare l’ennesima manovra finanziaria per porre rimedio al dissesto dei conti pubblici che ha pochi eguali in Europa. L’Italia in vacanza si accorgerà a settembre, al suo rientro alle attività di ogni giorno, dell’amaro boccone che il governo le sta preparando.
Sulla necessità di un riequilibrio c’è poco da discutere, pena un grave dissesto immediato della nostra economia, ma soprattutto il consegnare alle generazioni future un ingiusto fardello che le penalizzerà pesantemente.
Il problema è quindi dove trovare i soldi che servono.


Per un governo di centrodestra, supportato dalla Lega, è chiaro chi deve pagare: sono i ceti più deboli poiché in quell’area vale il principio che ad ognuno deve essere dato (o tolto) secondo quanto individualmente è riuscito a “guadagnarsi”, senza guardare in faccia a condizioni di partenza, handicap o altri elementi di difficoltà che le persone possono incontrare nella loro vita. Così ad esempio i pensionati non sono produttivi, quindi per la collettività sono un peso e perciò vanno penalizzati. Stesso ragionamento per tutti gli interventi sociali, visti come un costo per la collettività, da tagliare.
Quale proposta dovrebbe contrapporre il centrosinistra? Si continua a sentire che il PD sta elaborando una sua proposta, ma non si vede e non si capisce dove voglia andare a parare e quali iniziative forti intenda prendere.
Credo che il principio con cui si debba intervenire sia semplice: ci sono diritti fondamentali che non si possono ridimensionare se non in condizioni estreme e solo quando tutte le altre strade sono state percorse. Tali diritti sono la salute, l’istruzione, una vita decorosa, una casa e così via. Oggi ci sono vie per il riequilibrio dei conti pubblici chiare e semplici che intaccherebbero solo marginalmente questi diritti: prima di tutto il recupero dell’evasione fiscale che penalizza pensionati e lavoratori dipendenti. Poi una consistente tassa sui grandi patrimoni, soprattutto legata alla successione. Nel Regno Unito ad esempio oltre la soglia di esenzione, collocata a circa 400 mila euro, si paga il 40% di tassa di successione (cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/Inheritance_Tax_%28United_Kingdom%29). Vi è poi la possibilità di tassare le transazioni finanziarie e così via. Vale la pena ricordare che negli ultimi ventenni vi è stato un significativo spostamento della ricchezza dal lavoro dipendente e autonomo verso il reddito da capitale; le attuali difficoltà richiedono che a pagare il conto salato sia perciò quest’ultima fetta di percettori di reddito.
Su questioni così importanti, penso molto sentite da pensionati e lavoratori, ma anche da famiglie in difficoltà o giovani con lavori precari, si sente solo un sommesso balbettio da parte del PD e delle organizzazioni sindacali.
Perché?
Lo trovo alquanto incomprensibile e penso che quello che non riesce a fare il PD nazionale possa essere fatto a livello locale. Credo che dando rappresentanza a queste preoccupazioni e portando la discussione in pubblico si possa trovare, su temi fondamentali come questo, nuova attenzione e consenso.
11 luglio 2011
Roberto Piovan

Un pensiero su “Uno strano silenzio

  1. Da Repubblica:

    un emendamento dell'opposizione al Senato che prevede l'incompatibilità delle cariche di parlamentare e sindaco o presidente di Provincia (solo alla Camera gli interessati sarebbero una quindicina), l'equiparazione degli stipendi di deputati e senatori a quelli di pari grado in Europa e i cambiamenti nel sistema dei vitalizi. Per quanto riguarda quest'ultimo tema l'emendamento specifica: "Gli uffici di presidenza delle due Camere adottano sistemi previdenziali basati sul metodo di calcolo contributivo, prevedendo requisiti anagrafici e contributivi per l'accesso ai trattamenti corrispondenti a quelli applicati ai lavoratori dipendenti, ai sensi della disciplina pensionistica vigente".

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