Vogliamo il sole, non chiediamo la luna

Con questo slogan (che prendiamo in prestito per il titolo del post) il 10 marzo si è riunito  Roma al teatro Quirino il mondo del fotovoltaico contro l’ormai famigerato Decreto Rinnovabili.

Il decreto, cioè, che rischia di  bloccare lo sviluppo del settore delle rinnovabili, provocando un duro colpo all’economia nazionale già fortemente in crisi.
Il 3 marzo 2011, il governo, attraverso il decreto legislativo sulle energie rinnovabili varato dal Consiglio dei Ministri, ha dato il via ad una nuova fase d’incertezza. 
Il decreto ha si rimosso il tetto previsto degli 8 megawatt per il fotovoltaico, in compenso però si è deciso che il terzo Conto energia, la legge che disciplina la distribuzione degli incentivi e che doveva restare in vigore fino al 2013, cesserà di avere effetti il 31 maggio del 2011. 
Da giugno in poi un nuovo Conto energia, ancora tutto da immaginare, decreterà la riduzione degli incentivi: ne farà parte, infatti, un tetto massimo di impianti allacciabili in un anno, definito volta per volta.


il Sole 24 Ore racconta che le banche hanno già sospeso l’erogazione del credito verso gli imprenditori. 
Insieme ai finanziamenti e agli incentivi si bloccano gli investimenti programmati e i contratti già stipulati: anche perché nessuno sa cosa accadrà dopo il 31 maggio, a quanto ammonterà il tetto annuale, che garanzie offrire a chi deve decidere se investire o no sulla realizzazione di un impianto fotovoltaico.
In un momento di crisi globale è opportuno che i governi diano certezze: in maniera tale da apportare quella serenità che serve al mondo produttivo per uscire da una crisi devastante che oramai ci tiene ingabbiati da 2 anni.
Invece il Governo e il ministro del (sotto)sviluppo Romani con questa scelta di “incertezza” ha di fatto determinato il blocco di un settore che, nel solo fotovoltaico, impiega direttamente o indirettamente, circa 120mila addetti.

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